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La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dei Cittadini (1789)


Sotto la spinta della rivoluzione contadina, chiamata “Grande peur”, l’assemblea Nazionale Costituente dopo aver votato, il 4 agosto 1789 la soppressione dei privilegi e dei diritti feudali, il 26 agosto dello stesso anno, sull’esempio della della dichiarazione dei diritti emanata dal congresso di Filadelfia del 1774 durante la Rivoluzione Americana e inspirata all’ideologia liberale e alle teorie contrattualistiche, vota la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Voluta da La Fayette fin dall’11 luglio, lo scopo è quello di dare un’altra soddisfazione al popolo prima della discussione della Costituzione che si preannuncia lunga. Definita come “atto di decesso dell’Ancien Régime”, la Dichiarazione afferma la sovranità del popolo e le due grandi idee di libertà e di uguaglianza che daranno ben presto un grande impulso alle iniziative individuali. Essa si compone di un preambolo e di 17 articoli. Già ad una prima lettura si nota come essa sia un’opera di circostanza, infatti l’art. 2, fra i diritti imprescrittibili e naturali figura anche quello della proprietà e della resistenza all’oppressione, questo per giustificare gli avvenimenti violenti del 14 luglio, legati alla presa della Bastiglia.
I diritti che essa intende garantire sono: la libertà personale, l’uguaglianza giuridica, la proprietà privata, il diritto al voto, al controllo dei tributi, il diritto ad un’imparziale amministrazione della giustizia, mediante delle giurie popolari. Da segnalare anche il diritto, indicato come uno fra i più preziosi, di pensiero e di libera espressione: ogni cittadino potrà quindi parlare, scrivere, stampare liberamente, ovviamente salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi indicati dalla legge (art. 11). Viene dato spazio anche alla libertà religiosa e di opinione purché le libere manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge (art.10). Un concetto molto moderno è espresso dall’art.9 in cui si parla della presunta innocenza fintanto che la persona non sia stata dichiarata ufficialmente colpevole. L’art.8 stabilisce il problema della non retroattività della legge. Significativa è anche la formulazione dell’art. 4 con cui viene definito il concetto di libertà: la libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altrui, formulazione che ci fa pensare al concetto vigente nel diritto moderno “Nemo neminem laedere”, posto a fondamento della responsabilità extracontrattuale. Come si vede, molti principi della Dichiarazione si ritrovano in tutte le Costituzioni degli Stati moderni a cui essa ha fornito un solido esempio.
Luigi XVI si rifiutò di firmare la Dichiarazione e ciò provocò la marcia del popolo sulla reggia di Versailles trattenuto soltanto dalla Guardia Nazionale di La Fayette.
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