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Crisi dei comunismi


Il decennio di Chruščëv termina in modo drastico, in quanto già nel 1962-1963 i rovesci diplomatici cubani e berlinesi verranno fatti pagare a Chruščëv, nonostante sia Kennedy, di fronte a Cuba, sembra fare un passo indietro. I sovietici, infatti, sono delusi dalla volontà di arrivare ad una riduzione della tensione da parte di Chruščëv, che vuole evitare lo scontro.
Inoltre, non riesce a gestire le riforme al suo interno, andando a pestare i piedi a potentati e nomenclature cristallizzati intorno al potere. Nel 1964, così, Chruščëv viene rimosso a favore di Leonid Breznev, esponente della corrente più conservatrice del partito. Al suo fianco, Aleksej Kossighin diventa Primo Ministro, e insieme governano l'URSS per quasi quindici anni. Durante le prime fasi della presenza di Breznev, controllato con preoccupazione dagli Stati Uniti, avviene l'insurrezione di Praga, in quanto la Cecoslovacchia tenta la strada dell'autodeterminazione. La primavera di Praga del 1968 vede in Dubcek il principale protagonista, riformista che inaugura una stagione di riforme importanti. In piazza, nel frattempo, scendono studenti e operai per protestare e manifestare. Arrivano, così, i carri armati T34 sovietici, comandati dai soldati dell'estrema Siberia per evitare qualsiasi contatto. La protesta, così, viene stroncata col sangue. Subito dopo Praga, con l'arresto e l'espulsione dal partito di Dubcek, la Cecoslovacchia diventa l'alleato più fedele dell'Unione Sovietica. Altri episodi nell'Europa dell'est, come la primavera di Zagabria nel 1971 stroncata da Tito, inaugurano i primi anni del governo di Breznev.
La Cina rompe con l'URSS, criticandone il revisionismo e il riformismo. Inizia una strana situazione, in quanto la Guerra Fredda diventa un scontro tra tre blocchi invece che due: la Cina diventa un polo a sé stante rispetto all'Unione Sovietica. In Vietnam, i rapporti tra vietnamiti e cinesi sono pessimi, tanto che comincia una piccola Guerra Fredda all'interno del paese.
Mao, intanto, tenta di favorire la corrente più radicale del Partito per eliminare i settori più riformisti e moderati. C'è, infatti, in Cina una presenza molto vicina al capo militare Lin Biao, che rappresenta il settore più moderato. Mao vuole ridimensionare insieme alla moglie Jiang Qing e alla Banda dei Quattro la destra di Lin Biao. Tolta di mezzo la destra, Mao deve evitare che i settori più radicali prendano il sopravvento, intervenendo per colpirli lasciando sfogare le guardie rosse fino al 1971, per poi ridimensionare anche la sinistra della moglie e della Banda dei Quattro una volta eliminata la destra.
Mao muore nel 1976 e, dopo una lunga lotta al potere, sale al potere Deng Xiao Ping, il nuovo segretario generale del partito. Deng rifonda la Cina trasformandola nel paese odierno, legato alla tradizione rivoluzionaria, a partito unico non disposto a cedere il potere ma con una sempre maggiore disponibilità a concedere ai dirigenti ampie libertà per la costituzione di imprese e società ispirate ad un feroce capitalismo.
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