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Congresso di Vienna e Restaurazione

Già a partire dal 1814, cioè dopo la prima sconfitta di Napoleone a Lipsia, si comincia ad organizzare il Congresso di Vienna: le potenze europee si incontrano a Vienna per decidere insieme come uscire dalla fase rivoluzionaria napoleonica. Il principio che viene applicato è il principio di legittimità: le grandi potenze europee (Austria, Prussia, Francia restaurata, Inghilterra) partono dall’idea che si debba ritornare alla situazione ante-rivoluzione, cioè quella del 1789, prima che l’Austria e la Francia entrassero in guerra. Si vorrebbe far credere che sia possibile annullare 25 anni di storia: loro sanno che non è possibile, ci sono delle difficoltà oggettive troppo grandi a trovare delle soluzioni. Il principio di legittimità è imposto dai due protagonisti a Vienna, il ministro austriaco Metternich e il ministro francese Talleyrand, nominato ministro degli esteri del restaurato Luigi XVIII. Dal punto di vista geopolitico, secondo il principio di legittimità la Francia deve rafforzare i suoi confini: questo perché i sommovimenti politici della Francia non devono poter travalicare i confini francesi tanto facilmente come era accaduto nell’età rivoluzionaria; per il principio di legittimità è bene che i Paesi che confinano con la Francia siano dei Paesi solidi. Con questa scelta si avvantaggiano i Savoia e il Belgio: quest’ultimo perché forma un unico Regno con l’Olanda assorbendola, i Savoia perché ottengono di riprendersi, oltre al Piemonte, anche la Repubblica di Genova con i suoi territori, nell’ottica di una cintura di sicurezza, composta da Stati cuscinetto, da porre intorno ai confini francesi. L’Impero non viene restaurato: la confederazione germanica sopravvive e dentro di essa viene attuata una estrema semplificazione, per cui da centinaia di Stati esistenti all’inizio dell’età moderna essa arriva a comprendere una quarantina di Stati; buona parte di questi accorpamenti sono avvenuti per conquiste del Regno di Prussia. La Russia mantiene alcune aree che appartenevano alla Polonia e l’Inghilterra conferma i propri possedimenti nel Mediterraneo. L’Italia conosce la restaurazione borbonica del Regno di Napoli, il Papa viene rimesso a Roma e l’egemonia austriaca è segnata dal fatto che il Granducato di Parma, Modena e Piacenza appartengono ai Lorena e quindi sono legati alla dinastia austriaca. La restaurazione è prudente: la Francia non viene punita per essere stata il motore della rivoluzione, perché Talleyrand ha l’abilità di far passare la Francia dei Borbone come vittima della Rivoluzione e non come protagonista della guerra internazionale.

Santa alleanza e Quadruplice alleanza


Le potenze europee si organizzano in due sistemi di alleanze: la prima è la Santa alleanza, fra Austria, Russia e Prussia, l’altra è la Quadruplice alleanza, tra Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra. Si stabilisce il principio d’intervento, ovvero l’idea che i disordini interni ad uno Stato possano essere fautori di disordini internazionali: perciò la comunità internazionale si abroga il diritto di intervenire anche all’interno dei Singoli Stati.

Restaurazione


In Francia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la restaurazione è molto moderata. Appena salito al trono, Luigi XVIII concede una carta costituzionale, che di fatto non limita i poteri del sovrano, ma istituisce comunque due camere legislative (una alta aperta solo ad alcuni ed una bassa elettiva), che hanno più potere consultivo che non legislativo in senso stretto. All’interno del Paese, però, emerge una corrente politica reazionaria, che diventa anche maggioranza nella camera di governo di Luigi XVIII, più reazionaria del Re, a livelli di fanatismo. La restaurazione è abbastanza “moderata” anche nei domini austriaci italiani, in Toscana e nella Parma-Piacenza, meno nel Regno del Lombardo-Veneto, che risente più della restaurazione austriaca. Durante la fase della restaurazione nello Stato Pontificio, che è quello più caratteristico, Pio VII ricerca un segretario di Stato e approfitta dei lasciti francesi (della modernizzazione della società e dell’amministrazione che il dominio napoleonico aveva imposto agli Stati pontifici) per migliorare l’amministrazione del governo pontificio; tuttavia, morto Pio VII nel 1823, nel Conclave prevale il partito liberale, dei più conservatori e a partire da quell’anno i Papi attuano una restaurazione più conservatrice. Altro caso interessante è quello spagnolo. Nel 1812 Ferdinando VII aveva concesso la Costituzione, per animare gli Spagnoli nella lotta assieme ai Francesi contro l’Inghilterra, ma una volta restaurato sul trono egli torna sui suoi passi e ritira la Costituzione, muovendosi da sovrano assoluto. Quello spagnolo è il caso esemplare dell’ambiguità della restaurazione nei Regni nazionali: ormai, nella cultura europea, si comincia a entrare nel Romanticismo (Ugo Foscolo, nazionalismo) ma la restaurazione non sa gestire bene l’elemento nazionalistico, il sentimento patriottico. È in questo clima che in molte parti d’Europa si cominciano a diffondere le sette, per cui i sentimenti patriottici nazionali passano attraverso delle associazioni segrete, che si modellano sull’esempio della Massoneria.

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