Congresso di Vienna


Tra novembre del 1814 e il giugno del 1815 sovrani e ministri delle principali nazioni europee si riuniscono nel Congresso di Vienna con lo scopo di ripristinare la pace sconvolta dalla avventura napoleonica salvaguardando però ciascuno i propri interessi. I negoziati e la diplomazia mirano quindi a trovare un accordo durevole che nei limiti del possibile non scontenti nessuno dei partecipanti. Al congresso sono presenti le quattro potenze vincitrici: Austria, Prussia, Russia e Inghilterra non che i sovrani detronizzati da Napoleone, ma c'è anche il rappresentante della Francia, Talleyrand: ben lungi da mostrarsi un vinto, egli afferma che il suo paese è felice di riavere il proprio legittimo re e che ha diritto di sedere alla pari con gli altri al tavolo dei vincitori. Grazie a lui, la riesci a conservare i confini del 1791 e, come risarcimento dei danni, si impegna a restituire i Nizza e la Savoia al Piemonte, a pagare una somma in denaro, a subire una limitata occupazione militare e a restituire parte delle opere d'arte trafugate da Napoleone. Talleyrand è anche l'ispiratore del principio del legittimismo, sul quale si basano tutte le decisioni del Congresso di Vienna: uno stato non è altro che il territorio del suo legittimo re e quindi i troni devono tornare ai sovrani che prima della guerra li occupavano per diritto di sangue. A pochi mesi dalla fine del Congresso di Vienna, Napoleone fugge all'Elba e, sebbene venga sconfitto definitivamente a Waterloo, l'episodio rafforza l'idea che la Francia rappresenti ancora un pericolo per la pace. Il ministro austriaco Metternich impone allora un altro principio, quello dell'equilibrio: In primo luogo, la Francia deve essere circondata da stati abbastanza estesi da poterla bloccare in caso di nuovi tentativi di espansione; in secondo luogo, bisogna impedire alle maggiori nazioni europee di ingrandirsi oltre misura.

I quattro grandi suddividono così l'Europa in stati di ampiezza e potenza misurata sulla carta geografica e, a guardia della Francia, creano una cintura di stati cuscinetto. Di conseguenza: Belgio e Olanda vengono Uniti nel nuovo stato dei Paesi Bassi; la Polonia viene smembrata in tre parti; la parte nord occidentale della Germania viene assegnata alla Prussia mentre gli stati tedeschi restano indipendenti ma sono riuniti in una Confederazione germanica sotto la presidenza dell'Austria; l'Italia viene divisa in sette stati, la maggior parte dei quali sottoposti all'Austria. Un altro principio stabilito dal congresso è quello dell'intervento: se un sovrano legittimo è minacciato da una rivoluzione, può chiedere aiuto agli eserciti stranieri. A questo scopo, lo zar Alessandro I istituisce alla santa alleanza di cui inizialmente fanno parte Russia, Prussia e Austria, poi anche la Francia. In funzione antifrancese l'Inghilterra promuove la quadruplice alleanza, alla quale aderiscono inglesi, austriaci, prussiani e russi. Le due alleanze obbligano le grandi potenze a incontri periodici che devono appianare eventuali dissidi: questo dialogo fra gli stati è in grado di impedire nuove guerre per circa 40 anni. Fra gli stati presenti a Vienna, Inghilterra e Russia sono interessate anche a ciò che accade fuori dai confini europei. La prima è una potenza marittima, la seconda è una potenza terrestre, e lo zar aspira a conquistarsi uno sbocco sul Mediterraneo, che la flotta britannica considera invece un mare inglese. Non a caso la Gran Bretagna ha concluso un'alleanza segreta con Austria e Prussia in funzione anti russa e le sue navi tengono sotto controllo lo stretto dei Dardanelli, che però appartiene al Impero turco. All'orizzonte si profila la questione d'Oriente.

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