Gli anni della guerra civile in Russia sono terribili, costano sofferenze, fame, dolore e costano morti: le stime infatti parlano di 7.000.000 di morti di cui 2.000.000 causati dalla carestia che ha colpito la Russia meridionale nel 1920-21. Ma sono anche anni nei quali i tratti autoritari e dittatoriali del potere comunista finiscono per emergere nel modo più netto. Le circostanze ovviamente non aiutano, intanto c'è da governare un'economia largamente disastrata e per farlo sin dal 1918 il governo comunista ha varato una linea rudemente dirigista. I debiti con l'estero sono dichiarati nulli. Le fabbriche sono espropriate e nazionalizzate: inizialmente la loro gestione e affidata a comitati operai, ma la soluzione si rivela fonte di incredibili inefficienze e i vecchi manager sono reintegrati come dipendenti dello Stato. Intanto il processo di espropriazione e redistribuzione delle terre è incorso secondo quanto annunciato da Lenin il 26 ottobre 1917. Allo scoppio della guerra contro le armate bianche Lenin e i suoi decidono di ricorrere al cosiddetto "comunismo di guerra". In pratica la sostanza è che sia reparti dei soldati dell'Armata Rossa sia gruppi armati di operai urbani sono autorizzati a requisire viveri e rifornimenti nelle campagne con compensi decisi unilateralmente. Sui mercati urbani i negozi e ristoranti sono requisiti e affidati alla gestione delle autorità municipali. La distribuzione dei beni alimentari è razionata e controllata da funzionari statali. A ogni famiglia sono distribuite tessere annonarie che servono per ritirare i beni alimentari razionati in base al numero, all'età e alle condizioni dei componenti dei nuclei familiari. Soluzione di questo genere scatenano ovviamente il mercato nero: vi sono contadini e commercianti che cercano di uscire dal circuito commerciale obbligato dal comunismo di guerra per vendere la merce a prezzi più elevati. Per reprimere queste attività illegali il governo sceglie la mano dura ovvero all'inizio del 1918 Lenin afferma: " finché non useremo il terrore sparando subito contro gli speculatori non otterremo nulla". Le sue direttive non sono metaforiche infatti la polizia politica Ceka, acronimo per Comitato straordinario di tutte le Russie per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio, costituita nel dicembre del 1917 si rivela uno strumento piuttosto agguerrito: si calcola che solo nel 1918 6300 persone accusate di speculazioni sul mercato nero siano stati vittime di esecuzioni sommarie eseguite dagli agenti della polizia. Per tutte queste nuove esigenze lo Stato deve dotarsi di un apparato burocratico statale piuttosto nutrito con il personale addetto che cresce a dismisura. Lo Stato nato dalla rivoluzione comunista comincia ad assumere la forma di un organismo burocratico centralizzato e onnipotente.

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