Cina dopoguerra

Il trattato di pace firmato nel 1895 dopo la guerra col Giappone impone alla Cina, fra tutte le altre cose, il pagamento di una pesantissima indennità di guerra. Il governo cinese si rivolge allora alle potenze europee più interessate al suo territorio (Inghilterra, Germania, Francia e Russia) per ottenere alcuni prestiti che gli consentano di far fronte al pagamento dell'indennità dovuta al Giappone. I prestiti arrivano, ma con essi giungono nuove richieste che nel 1897 si traducono nella concessione di nuove basi alla Germania (Baia di Kiachow), alla Russia (Baia di Port Arthur), alla Francia (Baia di Hanchow) e al Regno Unito (Penisola si Shantung), un'operazione che sembra preludere a una completa spartizione territoriale della Cina tra le maggiori potenze coloniali.
Da tempo la presenza straniera ha suscitato tra la popolazione cinese risentimenti di carattere sia religioso sia politico. Alla fine dell'Ottocento, quando l'intrusione occidentale si è fatta molto evidente, le due forme di resistenza convergono nell'ideologia e nell'azione delle società segrete dei "boxer" (traduzione del nome cinese Yihequam, pugni della giustizia e della concordia). I boxer, presenti originariamente nelle aree rurali ma poi che si erano diffusi nelle più grandi città (compresa Pechino), manifestano la loro insofferenza per gli stranieri e per i cinesi convertiti al cristianesimo con una serie di aggressione compiute nel corso del 1900 che culminano con l'uccisione dell'ambasciatore tedesco a Pechino. Come reazione ben otto potenze straniere (Germania, Francia, Regno Unito, Russia, Austria-Ungheria, Italia, Stati Uniti, Giappone) decidono di intervenire militarmente, stroncando molto duramente la rivolta e riaffermando il potere di condizionamento delle potenze imperialiste sulla Cina. Inoltre i governi delle potenze che hanno partecipato alla repressione della rivolta, considerando l'imperatrice Cixi (1861-1908) connivente col movimento, impongono al governo imperiale cinese il pagamento di un'altra pesantissima indennità. L'ennesima sconfitta del potere imperiale cinese induce l'imperatrice Cixi a tentare la via delle riforme, cercando di imitare il modello offerto dal Giappone Meiji. Il tentativo non dà buoni frutti. L'autorità imperiale largamente screditata dalla ininterrotta sequenza di sconfitte subite e contro di essa si formano diversi centri di dissenso, che trovano la loro guida in Sun Yat-sen (1866-1925), il quale ha organizzato una Lega repubblicana guidata da quelli che lui chiama i "tre princìpi del popolo": l'identità Nazionale, la rappresentanza democratica e il benessere materiale del popolo cinese. Nel 1911, quando scoppia una confusa ribellione antimperiale, Sun Yat-sen riesce a imporsi come guida della rivolta e a proclamare la costituzione della "Repubblica cinese" di cui diventa presidente.

La sua presidenza però dura pochissimo perché viene immediatamente spodestato da un colpo di Stato militare a cui segue una fase di confusa disgregazione politica.

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