La trasformazione che ha avuto luogo nella Cina comunista negli ultimi 35 anni è stata spettacolare. Alla morte di Mao Tse-Tung, avvenuta nel 1976, si apre una breve e dura lotta per la sua successione, dalla quale emerge vincitore Deng Xiaoping. Già dirigente del Partito comunista cinese all'inizio degli anni 60, Deng è stato emarginato nel corso della rivoluzione culturale. Dopo la conclusione di quell'esperienza anche Deng, come molti altri dirigenti comunisti, viene riabilitato dallo stesso Mao, sino a diventare nel 1974, vice Primo Ministro. Alla morte di Mao, si apre uno scontro tra la cosiddetta "banda dei quattro", un gruppo di cui fa parte la moglie di Mao, Jiang Qing (1914-1991), considerata sostenitrice di un ritorno ai metodi della rivoluzione culturale, e Deng, che invece coltiva una linea politica molto diversa. Jiang Qing e gli altri sono arrestati mentre Deng si impone come il nuovo uomo forte della scena politica cinese.
Negli anni seguenti appare chiaro il significato della sua contrapposizione ai sostenitori di un ritorno alla rivoluzione culturale, Deng infatti introduce profonde riforme che liberalizzano radicalmente le attività economiche infatti vengono ammesse differenze salariali tra gli operai in misura della qualità delle loro prestazioni, lo stesso avviene con i manager delle aziende, che sono incoraggiati a introdurre sistemi tecnologicamente normativi, importati dai paesi più avanzati. Le aziende agricole attraversano una nuova fase di liberalizzazione, sia nelle proprietà sia nella gestione. Alla fine degli anni 80 queste trasformazioni, e le notizie che arrivano dall'Unione Sovietica di Gorbačëv, fanno pensare a molti cinesi che sia arrivato il tempo di ottenere una piena democratizzazione del sistema politico in vigore in Cina. Questo tipo di orientamento viene espressa in modo piuttosto clamoroso da una grande protesta studentesca chi ha avuto luogo all'Università di Pechino nella primavera del 1989. La dirigenza del partito comunista cinese non ha alcuna incertezza nel tenere ferma la linea seguita fin allora, che coniuga liberalizzazione economica, da un lato, e conservazione del sistema politico a partito unico, dall'altro lato. Deng Xiaoping e il primo Ministro Li Peng (nato nel 1928) ordinano all'esercito di intervenire nella Piazza Tienanmen, dove si svolgono le manifestazioni studentesche; l'intervento ha luogo nel giugno del 1989 e stronca nel sangue le manifestazioni.

Per un attimo sembra che l'Occidente voglia reagire isolando la Cina per la scelta autoritaria compiuta. Ma negli anni seguenti il quadro interno cinese si stabilizza, con un'economia che continua a svilupparsi secondo regole di tipo capitalistico e con una struttura politica solitamente incentrata sul partito comunista, pronto a reprimere duramente ogni manifestazione di dissenso grazie al controllo integrale dell'esercito, rigorosamente fedele al regime. I paesi occidentali, le loro aziende, le loro imprese di import e export, dimenticano presto Tienanmen e ricominciano a intrecciare i fedeli legame di cooperazione e di scambio economico che portano la Cina al centro dei processi di globalizzazione.

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