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Contestazione giovanile
A partire dagli anni Cinquanta del Novecento alcune persone cominciarono a rifiutarsi di “vivere per consumare” e a criticare la società esistente e i suoi valori: queste critiche furono spesso avanzate dai giovani, per cui si parla di contestazione giovanile. I giovani possedevano in media un livello di istruzione superiore a quello dei loro genitori e molti di loro lessero le opere in cui filosofi e sociologi analizzavano criticamente la società, come L’uomo a una dimensione del filosofo Herbert Marcuse (1964): in questo testo, che suscitò grande interesse, la società industriale avanzata veniva accusata di essere totalitaria, in quanto riduceva l’uomo all'ingranaggio di una grande macchina e lo privava della sua libertà.

L'anno in cui la contestazione giovanile fu più acuta fu il 1968, per cui in tutti i Paesi sviluppati vi furono grandi manifestazioni giovanili che coinvolsero spesso uomini e donne di ogni età: le più importanti furono quelle che si svolsero a Parigi (il maggio francese). Obiettivo comune dei movimenti del 1968 fu la creazione di una società diversa, più giusta e libera.

Molti giovani scelsero modelli di vita diversi da quelli dei loro genitori, come la beat generation degli anni Cinquanta che sosteneva la libertà sessuale e l’uso di alcool e droghe e gli hippy degli anni Sessanta, che rifiutavano la società dei consumi e volevano una vita più libera che fosse in armonia con la natura.

[img]http://http://www.liceopertini.net/progetti/contestaz_giovanile/images/clip_image010.jpg[/img] immagini di giovani che manifestano.

Spesso gli studenti, nel corso delle manifestazioni, cercano di autogestirsi, fare occupazione nelle università e in questo modo esprimono la loro non-approvazione verso politiche "imperialiste" e leggi poco soddisfacenti.

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