Ominide 16918 punti

Neoghibellini e moderati


La dottrina del Gioberti ebbe larga diffusione e fu chiamata “neoguelfismo” perché parve auspicare il ritorno dell’unione e dei sentimenti che avevano mosso i liberi comuni medioevali, stretti intorno al papato, a conquistare la libertà italiana lottando contro l’imperatore tedesco. Per contrasto si chiamarono “neoghibellini” coloro che consideravano nociva all’Italia la presenza del papa. Tali furono il romanziere Francesco Domenico Guerrazzi ed il poeta e drammaturgo G. B. Niccolini. Moderati furono anche altri importanti scrittori politici dell’epoca, quali i piemontesi Cesare Balbo e Massimo D’Azeglio. Il Balbo nel libro “Delle speranze d’Italia” si augurava che l’Austria rinunciasse ai possedimenti italiani mutandoli con territori balcanici; il D’Azeglio criticava il metodo dei moti, accendeva con i suoi romanzi storici sentimenti di italianità, ed interessava personalmente Carlo Alberto, divenuto re di Sardegna, alle sorti delle altre regioni d’Italia. Altri scrittori politici e patriottici additarono invece le vie di una federazione di repubbliche, fra questi i milanesi Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari. Anche Mazzini amava talvolta celiare; ciò gli accadeva sovente con Maurizio Quadrio, che gli era particolarmente caro e devoto. Il Quadrio, nei suoi viaggi di congiurato attraverso l’Europa, aveva appreso varie lingue e ci teneva a far pompa di questo suo poliglottismo. E Mazzini amava punzecchiarlo proprio nel suo debole, e quando gli accadeva di presentare il Quadrio, diceva: Vi presento un grande poliglotta, il quale conosce tutte le lingue, meno quella… in cui gli parlerete.
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email