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La Carboneria


Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna, con l’intento di ristabilire la situazione dell’ Ancien régime, rimise sui vari troni europei le vecchie monarchie. Esse non vollero tenere in considerazione i principi di libertà che si erano affermati con la Rivoluzione francese, principi che ormai tutti consideravano indispensabili per la costituzione di uno Stato in cui fossero rispettati i diritti dei cittadini. Uno dei sovrani europei che più di altri infierì contro le nuove aspirazioni di libertà fu l’imperatore d’Austria Francesco II. Dopo la caduta di Napoleone, egli era riuscito ad estendere il dominio asburgico, direttamente o indirettamente, su quasi tutta la penisola italiana e con l’intento di evitare che gli Italiani potessero esprimere apertamente il loro desiderio di vedere l’Italia libera dal giogo austriaco, non esitò ad abolire la libertà di stampa e di riunione. Tuttavia, i patrioti italiani non si persero d’animo e cominciarono a riunirsi di nascosto, costituendo delle “società segrete” con lo scopo di organizzare clandestinamente delle insurrezioni popolari finalizzate ad abbattere la tirannia austriaca. La più famose fra le società segrete fu la Carboneria.
Il nome trae origine dal fatto che già nel Medioevo gli oppositori alla monarchia assoluta erano soliti rifugiarsi nelle foreste dove vivevano vendendo il carbone ricavato dagli alberi. Le società segrete del Giura e delle Alpi che erano sorte in opposizione alla politica spesso dispotica di Napoleone assunsero lo stesso nome ed i patrioti italiani ne seguirono l’esempio.
Per non essere scoperti dalla polizia austriaca, i Carbonari adoperavano un linguaggio particolare: i luoghi di riunione si chiamavano “vendite”, fra di loro gli aderenti si chiamavano “buoni cugini”, l’ Italia era chiamata “selva” ed i tiranni austriaci prendevano il nome di “lupi”. L’espressione “suonare a piena orchestra” significava “far scoppiare un’insurrezione popolare”. Quando i Carbonari si incontravano, per riconoscersi usavano dei segni particolari: un modo particolare per salutarsi togliendosi il cappello, battere a terra il bastone da passeggio; se uno stava fumando per far capire che era un carbonaro soffiava tre fumate consecutive, due a destra ed una a sinistra.
Alla Carboneria si iscrissero soprattutto ufficiali dell’esercito ed uomini di cultura. Fra questi possiamo ricordare Silvio Pellico, Vincenzo Gioberti, Goffredo Mameli, Giovanni Berchet, Ugo Foscolo, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Luigi Settembrini e tanti altri. Lo storico Pietro Colletta ha riferito che soltanto nel regno di Napoli, nel 1820, i Carbonari erano già 642.000 e dieci anni più tardi, 800.000 Italiani erano iscritti alla Carboneria. Anche le donne ne facevano parte : erano chiamate “cugine giardiniere” ed avevano il compito di soccorrere i carbonari feriti e di aiutare quelli in difficoltà economica.
Per entrare nella società segreta, i nuovi adepti dovevano sottoporsi ad un cerimoniale speciale e prestare un solenne giuramento
Per opera dei Carbonari, dal 1815 al 1831, in Italia scoppiarono diversi moti rivoluzionari: Torino (1821), Napoli (1821), Modena (1831), Bologna (1831). Lo stesso Luigi Napoleone Bonaparte, futuro Napoleone III, imperatore dei Francesi, in gioventù si era iscritto alla carboneria ed aveva partecipato a dei moti. Purtroppo essi non ebbero l’esito sperato e si trasformarono in un fallimento.
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