Il capitalismo finanziario, la produzione di massa, il Taylorismo e la catena di montaggio

Negli ultimi decenni dell’Ottocento sorse la tendenza alla concentrazione dell’attività produttiva e alle coalizioni e fusioni tra diverse società e fabbriche. Il capitalismo entrò, allora, in una nuova fase: la maggiori industrie e le banche più potenti iniziarono ad acquistare un carattere monopolistico con la conseguente riduzione o eliminazione della concorrenza. Questa nuova forma di capitalismo è caratterizzata dalla concentrazione del capitale industriale e finanziario, cioè dal fatto che la proprietà delle grandi imprese industriali è concentrata nelle mani di pochi imprenditori e il capitale bancario è controllato da pochi, ma grandi istituti di credito. Questo fenomeno fu dovuto a tre principali fattori: in primo luogo il fallimento, per effetto della crisi del 1873, di migliaia di aziende piccole e medie e il loro assorbimento da parte delle imprese più forti; in secondo luogo la concorrenza internazionale e, infine, il fatto che i nuovi settori produttivi erano tutti ad alta intensità di capitale, cioè richiedevano grandi investimenti in macchinari e impianti. In questo contesto solo le banche potevano assicurare gli imponenti flussi di denaro necessari alla nascita e alla crescita dei colossi. Fra banche e impresse si venne a creare un rapporto di compenetrazione: le imprese dipendevano dalle banche e le banche legavano le loro fortune a quelle delle imprese. Questo intreccio tra industria e finanzia fu definito capitalismo finanziario.

Alle grandi dimensione delle imprese si accompagnò un nuovo modo di produrre, infatti per venire incontro ai desideri dei consumatori, c’era bisogno di prodotti standard e con caratteristiche identiche. Dopo il 1896, i prezzi crebbero e crebbe anche il livello dei salari che, a sua volta, determinò un allargamento del mercato. Le industrie si trovarono a produrre beni la cui produzione era stata fino ad allora assicurata solo dal piccolo artigiano o dall’industria domestica. Questi beni iniziarono ad essere prodotti in serie e venduti attraverso una rete commerciale dando inizio alla produzione di massa. Nelle grandi fabbriche fu introdotto un nuovo sistema di organizzazione del lavoro messo a punto dall’americano Taylor, dal quale prese il nome di Taylorismo, basato sulla suddivisione del processo produttivo in singoli gesti per ciascuno dei quali era calcolato un tempo standard. In poche parole, all’operaio doveva essere assegnata una sola mansione che doveva svolgere per tutta la giornata. Ciò privava ogni lavoratore di autonomia decisionale e creativa, facendolo diventare un oggetto sottomesso alla macchina. Il principio del Taylorismo fu applicato nella catena di montaggio e consentì di ridurre notevolmente i tempi di lavoro. La prima catena di montaggio fu introdotta nel 1913 nelle autofficine automobilistiche Ford di Detroit.

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