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Il 24 ottobre 1929 l’indice della borsa di New York crollò verticalmente, ribassando del 50% il valore dei più significativi titoli azionari scambiati. Tutto ciò fu il risultato di una febbre speculativa che aveva raggiunto livelli elevatissimi negli anni precedenti. La discesa dei titoli proseguì in modo vertiginoso, perché una quantità senza precedenti di azioni venne svenduta dai suoi detentori, cercando di limitare le perdite. Il crollo della borsa ebbe effetti sul sistema bancario, col fallimento di molti istituti di credito, poi ebbe effetti pesanti nell’industria, la cui produzione venne dimezzata in 3 anni. E dal punto di vista sociale, produsse un aumento forte della disoccupazione(13 milioni nel ’33). Il paese europeo che accusò fortemente la crisi per la grande dipendenza dagli Usa, fu la Germania(29-32 produzione industriale alla metà, 6 milioni di disoccupati). Nel ’29-’32 gli Usa vararono un progetto di riforma del sistema capitalistico ‘New Deal’; si costruì un modello di stato sociale, introducendo, assicurazioni contro le malattie, indennità di disoccupazione e altri ammortizzatori sociali. Le opere pubbliche crearono nuovi posti di lavoro rialzando il livello di salari e consumi. Tuttavia nel breve periodo, la riforma del capitalismo nei paesi democratici risollevò parzialmente gli equilibri economico-sociali provocati dalla crisi.

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