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La nascita della nuova cultura mercantile nel Duecento

Dopo il Mille si assistette ad una progressiva ripresa economica, demografica e sociale. In questo scenario in Italia nascono i centri urbani più grandi e popolati: i comuni.
Il termine "comune" deriva dal vocabolo "comunis", che letteralmente significa: "attività svolta insieme, comunitariamente".
I comuni riescono a diventare autonomi politicamente come delle vere e proprie città-stato poiché mancava un governo nazionale.
I comuni si sviluppano nell'area centro-settentrionale, dove si crea un sistema economico città-campagna.
Questo rapporto fa in modo che nelle campagne vengano meno i rapporti feudali e molti contadini, diventati liberi, si trasferiscono in città.
In questo periodo vennero ripresi i commerci e nacque una nuova classe sociale: ovvero la borghesia (dal termine "burg", che significa " luogo fortificato, città") che iniziò ad assumere un ruolo sempre più importante.

Il mercante fu una figura di spicco, un uomo d'affari che contribuì all'affermarsi delle lingue volgari.
Grazie alla ripresa dei commerci, nasce una mentalità più laica e l'arte e la cultura (che prima era propria solo dei monasteri) assume un ruolo fondamentale.
I mercanti erano spesso usurai e venivano condannati dalla Chiesa, tuttavia, l'affermarsi di questa figura ha anche condizionato la visione dell'aldilà.

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