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Politica economica del regime nazista

Le riserve della grande borghesia tedesca nei confronti di Hitler si affievolirono man mano che il Fuhrer mostrò un atteggiamento sempre più anti-socialista.
Nel 1933 Hitler liquidò i sindacati e al loro posto fece nascere, il 24 ottobre 1934, il Fronte tedesco del lavoro, un organismo che riuniva imprenditori, impiegati e operai che aveva come fine quello di realizzare la pace del lavoro.
Nel 1932 in Germania esistevano circa 6 milioni di disoccupati. Hitler intervenne concedendo dei “prestiti matrimoniali”, ossia delle somme di denaro alle coppie in cui la donna avesse rinunciato ad avere un lavoro extra-domestico ed intervenne inoltre con un piano molto simile al New Deal roosveltiano, caratterizzato dal massiccio intervento dello stato nella sfera economica. Questo intervento riguardò soprattutto l’industria bellica, indispensabile per il riarmo tedesco.

I finanziamenti all’industria bellica avrebbero però rallentato la produzione di altri beni di consumo e allarmato che il malcontento potesse mettere in discussioni l’ampio consenso di cui il nazismo godeva Hitler decise di intervenire attraverso un piano quadriennale. Il vero fine di questo piano, elaborato nel 1936, era comunque quello di attrezzare la Germania per la guerra.

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