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La conquista dell'Italia di Napoleone Bonaparte


    Il Direttorio attuò una politica di espansione imperialistica per poter risolvere i problemi economici, politici e finanziari della nazione. La Francia, infatti, era ancora vittima di una profonda crisi economica, che si sarebbe potuta risolvere conquistando nuovi territori e ottenendo dunque nuove risorse.
    I giacobini italiani sostenevano ideali di libertà e uguaglianza e avevano lo scopo di costruire una repubblica a vasta partecipazione popolare. Essi videro nella Campagna d'Italia di Napoleone l'occasione per la liberazione dagli austriaci, ma, di fatto, Napoleone si disinteressava della libertà degli italiani e molti patrioti (la parte più moderata dei giacobini) dimostrarono il loro sdegno di fronte a questa consapevolezza e di fronte le spoliazioni francesi, il tradimento di Venezia e i tributi da pagare.
    Napoleone Bonaparte riuscì a sconfiggere gli austriaci nella battaglia di Ulm, ma successivamente venne a sua volta sconfitto a Trafalgar dall'Ammiraglio inglese Nelson. Infine, Bonaparte riuscì a battere definitivamente la terza coalizione sconfiggendo gli austriaci nella battaglia di Austerlitz
    La condizione interna della repubblica francese si presentava assai difficile per motivi fondamentalmente economici e politici. Infatti, la Francia non aveva ancora riparato la crisi economica, dovuta alla corruzione dei funzionari pubblici, al rallentamento delle attività produttive e al crollo delle repubbliche sorelle che garantivano ingenti entrate alla Francia.
    Dal punto di vista politico, invece, con le elezioni erano aumentati i consensi per i giacobini e per i sostenitori di Robespierre, che ripresero a mobilitare i ceti popolari. Pertanto, il Direttorio si rese conto che per assicurare l'ordine e l'egemonia borghese era necessario un governo forte e una Costituzione autoritaria e conservatrice.

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