Mongo95 di Mongo95
Ominide 7665 punti

Bloch - Sovranità e sacerdozio


I re sono, secondo Bloch, tramutati in “Cristi del Signore”, posti su di un piano del tutto elevato, anche rispetto agli altri esponenti dell’aristocrazia, che rimane uno status diverso. Ma si tratta di un’arma a doppio taglio: da un lato, legittima la regalità e trasforma i nemici della monarchia e oppositori in sacrileghi, cioè contrari all’ordine della storia voluto da Dio; dall’alto, dava un ruolo estremamente rilevante al papa, che nell’unico momento dell’incoronazione diventa superiore al sovrano, generando un conflitto latente che può manifestarsi in diverse situazioni.
Dunque, può esistere la consacrazione senza il papa, o meglio, può esistere un re nel pieno delle sue funzioni senza di essa? Bloch richiama gli scritti di Incmaro di Reims, redatti nella seconda metà del IX secolo con Carlo il Calvo alla guida della parte occidentale del regno dei Franchi dopo il Trattato di Verdun del 843. Diverse volte interviene sulla questione della regalità, ma principalmente in De ordine palati, in cui descrive l’organizzazione del palazzo regio. Cerca di definire il ruolo dell’imperatore, soprattutto autorappresentandosi come leader di una sorta di “partito episcopale”, rappresentante dei vescovi che ritenevano importante la loro partecipazione alla gestione politica, con la necessità di mantenere però ben distinta la sfera del sacro da quella dell’azione politica dei sovrani. Sottolinea l’importanza del rituale di incoronazione regia, anche se rimarcando la subordinazione dell’azione regia alla sfera spirituale, cioè all’episcopato. Di Incmaro Bloch ricorda alcuni passi , dove si annota che la dignità regia deriverebbe proprio dall’unzione sacrale, piuttosto che dalla potenza terrena del re. In tal senso i pontefici, o più in generale i vescovi del regno, proprio per il loro ruolo di officianti del rito, avrebbero dignità maggiore degli stessi regnanti. Ricordando l’incoronazione di Carlo il Calvo a re di Lorena, Bloch sottolinea anche l’attivismo di Incmaro, ricordando le sue parole proprio come attore di questa consacrazione.
Bloch riporta anche un passo di un testo anglosassone, per mostrare come il rituale dell’unzione si fosse diffuso anche oltre la Manica. Ciò dimostra anche l’utilizzo di modelli biblici non solo regali, ma anche sacerdotali, come il personaggio di Aronne, sempre però proiettati sulla regalità per legittimarla e allo stesso tempo legarla all’episcopato, che mantiene una posizione preminente, che al re riconosce solamente la massima autorità politica, ma non in ambito religioso. Riprendendo il modello ebraico, i re sono definiti rex et sacerdos, ma al contempo la funzione sacerdotale viene ricondotta unicamente alla cerimonia dell’unzione, altrimenti non deve invadere l’ambito del sacro: il re è sacerdos in quanto unto, ma non in senso stretto e da un punto di vista di funzioni. Ma, ricorda Bloch, nonostante gli intellettuali cercassero di rimarcare fortemente il primato episcopale, l’introduzione dell’unzione manterrà nel tempo sempre per i sovrani una particolare posizione che, almeno in questa fase, permette di non essere effettivamente subordinato all’episcopato.
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email