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Bloch - Rito degli anelli


Bloch esamina come nel corso dell’età pieno e basso medievale il rito del tocco si venga ad arricchire di altri elementi atti a rafforzare quello della regalità. Pone l’attenzione in particolare sul rito degli anelli, introdotto nel XIV secolo da i re d’Inghilterra, incrociandosi poi con quello della guarigione, a rafforzare sempre più gli aspetti simbolici della regalità in senso religioso, in un periodo in cui tale istituzione perde potere e rilevanza.
Si tratta della liturgia del Venerdì Santo, in cui si ha un momento di prostrazione del re davanti alla croce in atto di preghiera, a mettere in risalto la sua pietà e religiosità. Ciò viene completato dalla consegna dei cramp-rings, anelli dal potere guaritore. Si tratta di oggetti introdotti da Edoardo II tra il 1307 e 1327 : per il conio della moneta valeva la regole della corrispondenza valore-peso del metallo e Bloch richiama nella cerimonia appunto la donazione di monete d’oro che poi venivano sostituite, dopo benedizione, con un valore corrispondente di monete di metallo meno prezioso, con le quali si creavano monili, come anelli. Dopo questo procedimento, tali anelli non potevano che avere caratteristiche speciali, essendo ottenuti da metalli preziosi consacrati, soprattutto in corrispondenza del Venerdì Santo, per di più dopo l’adorazione della croce. Si crea una precisa sequenza del rito: influsso miracoloso ricevuto dal re dalla croce e poi proiettato sulle monete, che vengono trasformate in anelli. È un effetto curativo riguardo il quale le fonti non dicono molto, come spesso accade per elementi di cui i contemporanei davano per scontato il funzionamento.
Sarà solo nel XV secolo che si specificano le loro capacità guaritori, soprattutto nel caso dell’epilessia ed altre malattie che creavano “crampi”. Avendo stabilito un nuovo rito, si riteneva necessario individuarne delle origini che lo nobilitassero: in questo caso si richiama il personaggio di Giuseppe di Arimatea, il cui ruolo è fondamentale nella sepoltura di Cristo, cioè strettamente legato alla festività della Pasqua. Secondo la leggenda, egli avrebbe evangelizzato l’isola di Bretagna, un mito che era tramandato nella letteratura sempre in collegamento al personaggio biblico di Salomone, visto che Giuseppe avrebbe svelato proprio i segreti dell’antico re, tra cui appunto anche il rito di guarigione degli epilettici per mezzo di anelli . Sta di fatto che anche in questo caso le fonti sono rare e per nulla coeve. È del XVI secolo invece l’elaborazione di un’ulteriore leggenda, quella di Edoardo il Confessore , anche lui personaggio di spicco nella storia inglese.
Sono tutti elementi che indicano la volontà di rafforzare ulteriormente la regalità, attraverso un convergere di varie leggende. È centrale il momento del “riscatto” delle monete da cui saranno fabbricati gli anelli. Il problema che si pone è se questo ulteriore elemento di rafforzamento della regalità avesse a che fare con il potere taumaturgico delle scrofole: Bloch ritiene che i due fenomeni convergano, sebbene mantenendosi del tutto autonomi. Infatti, nel rito degli anelli i re esercitano una funzione secondaria, cioè di essere tramite per la trasmissione del potere curativo agli anelli. I due fenomeni, incrociandosi, si rafforzano però a vicenda. Non a caso il rito inizia con Edoardo II, in un momento di debolezza politica che richiede un rafforzamento della regalità, basandosi appunto sul già presente sostrato del potere taumaturgico, che poteva rendere plausibile la capacità di trasferire tale potere anche agli anelli. Questo rito era dunque credibile perché la credenza del potere soprannaturale dei re era già entrata nella profondità della coscienza collettiva.
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