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Bloch - Childerico I e dinastia merovingia


Emblematico è il caso di Childerico I, re franco del V secolo appartenente a quella parte della popolazione che si era insediata nel IV in territorio romano, i cui capi parteciparono spesso attivamente alle operazioni dell’esercito romano nei convulsi periodi prima del suo collasso. Non si tratta quindi di barbari totalmente estranei dal mondo latino, ma spesso integrati al punto che, ottenuta unità politica, molti Franchi elaborarono un proprio mito d’origine che emulava i racconti della cultura romana: discendenti da un gruppo di troiani che sarebbe giunto fino alla rive del Reno.
Childerico I fu il primo re che riuscì ad unire i Franchi insediatisi in Austrasia e Neustria, facendo propria la tradizione romana a cui erano sopravvissuti, inserendosi in essa mantenendo i propri costumi e allo stesso tempo cercando di non far collassare le strutture economiche e politiche preesistenti. Ciò è riscontrabile nella sepoltura di Childerico, negli oggetti da lui posseduti e dai suoi abiti, che permettono di ricostruire un’immagine che coniuga elementi di entrambe le tradizioni, germanica e romana.
L’immagine dei sovrani merovingi trasmessaci dagli autori di epoca carolingia è però del tutto differente da quella del re guerriero. Bloch la descrive come di re “fantocci”, “fannulloni”. Certamente i sovrani merovingi spodestai dai carolingi nel VIII secolo erano molto diversi da quelli del V secolo, sia nell’aspetto che nel potere politico. Infatti, il loro territorio e regno era stato danneggiato dall’assenza del diritto di primogenitura e dall’assenza di una capitale a favore di molteplici palazzi regi di residenza: era prevista una spartizione del regno in base al numero di figli maschi, cioè un regno unitario con diversi governanti di regioni specifiche, situazione egualitaria ma fonte di innumerevoli conflitti interni. Tutto ciò andava a vantaggio degli esponenti dell’aristocrazia, che riuscirono a costruirsi degli ambiti di potere sempre più forti: nasce la figura del maestro di palazzo (maior domus), carica amministrativa che nei territori più orientali riuscì a divenire ereditaria, cioè appunto presso la famiglia aristocratica dei carolingi. Essi, nel VIII secolo, riuscirono con Pipino III a spodestare la dinastia dei merovingi, assumendo il titolo regio senza alcun precedente nella propria stirpe. È un caso del tutto estraneo a quanto prima descritto da Bloch, dunque fu per i carolingi essenziale trovare fonti di legittimazione, soprattutto in uno stretto rapporto con la Chiesa di Roma. Principalmente però, si preoccuparono di elaborare una damnatio memoriae dei re precedenti, ricostruendo una narrazione storica negativa, soprattutto riferendosi alla loro classica simbologia regia, descrivendo elementi che andavano a screditare la regalità stessa.
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