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L'ascesa di Hitler

La persecuzione del popolo ebraico ebbe inizio nel 70 D.C. ma ebbe il suo culmine nel ‘900, quando Hitler conquistò il potere facendo leva sullo scontento e l’orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar.
Sfruttando l’insoddisfazione dei cittadini presentò un manifesto politico incentrato sul nazionalismo e arrivò alla Cancelleria nel 1933.
In seguito, dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg, si attribuì per legge il titolo di Führer e Cancelliere del Reich, accentrando sulle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale.
Grazie ad un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera molto aggressiva, volta principalmente a espandere lo spazio vitale tedesco.

Con quest’obiettivo Hitler aveva prontamente occupato l’Austria e la Cecoslovacchia senza nessuna reazione da parte di Francia e Gran Bretagna che speravano che Hitler si accontentasse, ma quando quest’ultimo invade la Polonia l’1 settembre 1939, Francia e Gran Bretagna dichiarano ufficialmente guerra alla Germania, iniziando la seconda guerra mondiale.
Successivamente, Hitler invase la Norvegia, la Danimarca, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e attaccò la Francia, che dopo una debole resistenza da parte dei francesi lasciarono entrare le truppe tedesche a Parigi.
In Italia le cose cominciarono a cambiare quando emerse il problema della mescolanza delle razze.
Il partito fascista esaltò la superiorità della razza italiana e l’alleanza con la Germania di Hitler fecero convincere Mussolini, che culminò tra il settembre e il novembre del 1938 una serie di provvedimenti che colpirono duramente la comunità ebraica.
Le leggi razziali esclusero, nel giro di pochi mesi, gli ebrei dalla nazionalità e dal lavoro.
L’Italia che finora si era dichiarata neutrale, entrò in guerra al fianco della Germania.
Dopo il 1943, negli anni dell’agonia del fascismo e del nazismo: fu la fase della persecuzione delle vite, durante la quale i fascisti e i nazisti collaborarono attivamente nell’opera dell’annientamento dell’ebraismo europeo, attraverso campi di concentramento e sterminio.
I campi di concentramento e sterminio erano grandi estensioni di terreno, cinte da alte e fitte barriere di filo spinato, attraverso il quale passava la corrente elettrica, per fulminare chiunque tentasse di fuggire.
Nell’interno del campo, in baracche di legno, migliaia di internati, in principale modo ebrei, ma anche zingari, avversari politici, prigionieri di guerra e delinquenti, conducevano un esistenza spaventosa.
Erano costretti a lavori durissimi nelle officine, nelle miniere, nelle strade e nei cantieri, esposti a tutte le intemperie, malvestiti e malnutriti.
Tutti coloro che erano troppo deboli per lavorare, soprattutto bambini, donne e anziani, venivano soppressi nella camere a gas e i loro cadaveri bruciati nei forni crematori.
Le località dove si trovavano i campi sono tristemente famose: Buchenwald e Dachau in Germania, Mauthausen in Austria, Auschwitz, Treblinka e Sobibor in Polonia.
Furono assassinate nei campi più di sei milioni di persone, in grande maggioranza ebrei, fino a che Hitler, con le truppe sovietiche ormai entrate in città, si suicida nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945 insieme alla sua compagna Eva Braun, dando fine alla guerra.
Tra i sopravvissuti ritornati alle loro case molti hanno scritto l libri per raccontare come si svolgeva la vita in quegli “inferni organizzati dall’uomo”, ma soprattutto per raccontare i loro sentimenti di degradazione e avvilimento, come ha fatto, Elie Wiesel, nel suo libro “La Notte”.

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