Video appunto: Argentina post-peronista e i desaparecidos

L’ Argentina post-peronista e i desaparecidos


In Argentina, dopo la morte del generale Perón, la presidenza fu assunta dalla terza moglie Maria Estela Martínez, detta Isabelita.
La situazione economica era grave, con un contesto di forte conflittualità sociale. Si ebbero attività terroristiche di diversa ispirazione ideologica come l’ ERP (Ejército Revolucionario del Pueblo) e i montoneros da un lato e l’organizzazione paramilitare della Triplice A (= Alianza Anticomunista Argentina) dall’altro.
Il 24 marzo 1976, l’ennesimo colpo di Stato, depose Isabelita.

Una giunta militare, presieduta dal generale Jorge Rafaél Videla, assunse il potere e ben presto il nuovo regime avrebbe rivelato il suo carattere sanguinario. Egli avviò il cosiddetto processo di riorganizzazione nazionale rilanciando un modello industriale con un’apertura agli investimenti esteri e impose il potere militare come bisogno di porre fine all’ingovernabilità del paese. Lo scopo era di reprimere non solo la guerriglia, ma anche ogni forma di protesta, di dissenso ed ogni attività che potesse essere considerata come una critica alle autorità militari. Dopo avere sciolto il Parlamento e la corte suprema di giustizia, le forze armate e la polizia dettero vita alla cosiddetta “guerra sporca”. La repressione fu condotta in modo molto capillare e sistematico. Gli oppositori, o presunti tali, furono radunati in appositi campi di concentramento nascosti, in cui essi venivano sequestrati, torturati e poi eliminati. I corpi venivano bruciati, sepolti in fosse comuni o gettati nell’oceano, i cosiddetti voli della morte, con blocchi di cemento ai piedi affinché nessuna traccia restasse. In pratica, un’intera generazione fu decimata. La giunta militare sosteneva che i sequestri erano dovuti all’azione di gruppi incontrollati dell’estrema destra, ma in realtà essi erano coordinati da una struttura centrale.
Nel 1976, il segretario di Stato americano Kissinger raccomandò al Governo argentino che concludere in fretta la questione dei desaparecidos (così vennero chiamate le persone sequestrate e fatte scomparire). La stessa Chiesa cattolica non esitò a coprire gli assassini. Per questi motivi, intorno ai desaparecidos si alzò presto un muro di silenzio, rafforzato dal timore di rappresaglie. Nel 1977 furono sequestrati i fondatori dell’associazione delle madri di Plaza de Mayo che raccoglieva fondi per pubblicare l’elenco delle persone scomparse. Inoltre, nell’estate dello stesso anno, nell’indifferenza della comunità internazionale, si tenne il campionato di calcio mondiale in Argentina organizzato in stadi che spesso si trovavano vicini ai garage della tortura. Ci fu anche una commissione interamericana dei diritti umani che si occupò di ricercare la verità a cui il Governo di Videla rispose che esso aveva il diritto all’autodifesa, ricorrendo ai mezzi più idonei.
In campo economico la dittatura di Vileda si mostrò del tutto incapace: alla diminuzione dell’inflazione corrispose un costo sociale enorme.
Nel 1981, a Videla successe prima Viola e quindi Galtieri. Di fronte ad un periodo di stallo (fra l’altro la giunta era divisa fra lotte intestine) Galtieri pensò utile giocare la carta del nazionalismo, inviando un esercito ad occupare le isole Falkland, colonia inglese da 150 anni. In questo modo egli cercava di accattivarsi la simpatia dell’opinione pubblica, molto sensibile al problema. La risposa della Gran Bretagna non si fece aspettare. Dopo brevi, ma cruenti scontri in mare, le truppe argentine si dovettero arrendere dopo circa due mesi di guerra. La sconfitta determinò la fine del regime di Galtieri, ma il caso dei dasaparecidos non ebbe mai la chiarezza che il popolo chiedeva. Soltanto con il ritorno della democrazia, nel 1984 fu rivelata la struttura della repressione e la giovane età della maggior parte degli scomparsi a tal punto che alcuni studiosi hanno definito la repressione come un genocidio di un’intera generazione.