Oltre alle conseguenze politiche, la breve guerra del Kippur ne ha un'altra che travalica di gran lunga lo specifico contesto mediorientale, trasformando il conflitto tra i paesi arabi Israele fino all'ora un contrasto grave ma di portata solo locale, in una questione di rilevanza mondiale. Nel corso della guerra l'OPEC ha deciso di sostenere lo sforzo bellico di Siria ed Egitto aumentando Il prezzo al barile del petrolio gregge, con la dichiarata intenzione di danneggiare l'economia dei paesi occidentali, filoisraeliani per scelta o in quanto alleati degli USA. La decisione dell'Opec legata alla contingenza bellica diventa poi una strategia permanente, tanto anche il prezzo del petrolio greggio passa da 1,60$ al barile nel 1970 a 3$ al barile nel 1973, a 9$ al barile del 1975, con una variazione del + 460 % in 5 anni. È un aumento pazzesco che, data l'enorme importanza del petrolio nell'economia mondiale provoca un vero terremoto economico ovvero lo "shock petrolifero", così viene chiamato l'effetto della decisione degli paesi dell'OPEC sulle economie occidentali, chiude un ciclo economico espansivo peraltro già in fase di esaurimento e ne apre un'altro di grave crisi economica, con tratti talmente inediti da richiedere risposte radicali. Parte una spira che per la prima volta da secoli capovolge (almeno in qualche misura) i rapporti economici tra l'Occidente e aree che fino a pochi anni prima erano considerate economicamente arretrate e politicamente del tutto ininfluente.

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