Se l'Africa sub-sahariana non è stata sostanzialmente toccata dai circuiti della globalizzazione, l'America Latina vi è stata coinvolta solo parzialmente. Il dato sulla povertà relativa all'America centro-meridionale ci dice che in quest'area tra il 1981 e il 2002 le persone che guadagnano meno di 1,36€ al giorno sono passate dal 29,6% sul totale della forza lavorativa al 23,4%. Ciò suggerisce che le condizioni di vita sono nel complesso molto migliori che in Asia o in Africa, ma suggerisce pure che i progressi recenti sono stati estremamente contenuti e certamente è molto meno significativi di quelli conseguiti dalle "tigri asiatiche", considerazione che è confermata anche dall'andamento del Pil pro capite che tra il 1980 e 2005 è cresciuto del 15% (contro incrementi che oscillano tra il 93% e il 37% nelle aree più dinamiche dell'Asia).
Peraltro gran parte degli Stati dell'America Latina negli anni 90 ha cercato di attuare politiche neoliberiste, sia nell'organizzazione dei rapporti produttivi interni sia nelle relazioni commerciali e finanziarie con l'estero soprattutto con gli Stati Uniti. Ma questa scelta si è accompagnata a gravi crisi finanziarie che hanno scosso in particolare il Messico nel 1994 e l'Argentina nel 2001, crisi che hanno avuto ripercussioni negative anche su altre economie dell'area. Ne è derivata una dipendenza dagli aiuti e dai prestiti finanziari che vengono soprattutto dagli Stati Uniti anche maggiore rispetto a quella che aveva caratterizzato i decenni precedenti. In un quadro così deludente la nota positiva è offerta dalla conclusione dei cicli dittatoriali che si erano imposti quasi ovunque sino ai primi anni 70 istituzioni democratiche vengono reintrodotte in Perù nel 1980, in Bolivia nel 1982, in Argentina nel 1983, in Uruguay e in Brasile nel 1985, in Cile e Paraguay nel 1989. In tutti questi casi la crisi delle dittature militari nasce da un profondo scollamento tra i governi e le opinioni pubbliche, stanche di pesanti ripercussioni militari messe in atto per proteggersi da minacce politiche gruppi guerriglieri, partiti di sinistra che in definitiva appaiono molto meno pericoloso di ciò che poteva essere smembrato alla fine degli anni 60 e agli inizi degli anni 70. D'altro canto la crisi del sistema comunista su scala planetaria e su scala locale (economia cubana è in gravi difficoltà per tutto questo periodo) non giustifica la sopravvivenza di dittature che bloccano la libertà di espressione e di pensiero senza essere in grado di governare adeguatamente i processi economici in corso.

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