J.lee di J.lee
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Contesto storico, politico e sociale America anni 60

Gli anni Sessanta segnarono un periodo di svolta per l'America, sotto tutti i punti di vista: alla Casa Bianca salì al potere il giovane democratico John Kennedy, in ambito artistico la Pop art rivoluzionò totalmente il modo di fare arte, e ciò accadde all'interno di una società che oramai era diventata consumistica, che determinò anche l'assetto del mercato americano.
Ruolo importante lo ebbero, oltre le industrie americane, anche i pubblicitari, i quali continuarono a pubblicizzare un nuovo mercato di massa con prodotti che erano più nuovi, veloci e migliori; e gli americani sentirono di aver diritto a tutto ciò. Fondamentale da citare, è la proprietà della casa, la quale venne vista dagli americani come un diritto di nascita, e che, assieme alla disponibilità di reddito, furono le fondamenta di questo consumismo già a partire dagli anni '50. Dopo la proprietà della casa, altro oggetto di desiderio fu l'automobile. Le macchine infatti riflettevano uno standard economico e un posto nella società per tutti coloro che ne fossero possessori.

Negli anni 50 il pubblico era incitato al consumo, e nessuno voleva essere fuori moda: rimpiazzare il vecchio con il nuovo era considerata una buona cosa.
La pubblicità rinforzò l'idea che essere all'ultima moda fosse motivo di successo sociale e ovviamente, più le cose sembravano nuove, eccitanti e migliori, più il consumismo si affermava. Altro prodotto tanto desiderato fu la televisione, che negli anni 30 non aveva riscosso tanto successo, ma che vent'anni dopo, diventò il monolite che tutto assorbe, capace di assorbire appunto l'attenzione di tutti.
Per quanto concerne l'ambito politico, negli anni '60 gli Stati Uniti erano all'apice della potenza economica, ma pretendevano anche la supremazia militare e politica nella sfida contro i sovietici: è proprio in questo contesto che, nel 1960, prende il potere il Partito Democratico, portando alla Casa Bianca John Kennedy: irlandese, egli fu il primo presidente cattolico che fosse mai salito alla guida degli Stati Uniti e il più giovane, solo 44 anni. Kennedy indicò al paese una nuova frontiera da raggiungere, la quale non fu più territoriale, ma culturale e scientifica. In politica interna attuò il rilancio della spesa pubblica volta a incrementare i programmi di assistenza sociale, ma anche a favorire lo sviluppo della ricerca aereo-spaziale e missilistica: in seguito, pur avendo dimostrato di appoggiare gli ideali di integrazione razziale, lasciò comunque in vigore le pratiche di segregazione razziale negli spazi pubblici, temendo le reazioni dell'opinione pubblica soprattutto dei paesi del sud, e pertanto migliaia di statunitensi di tutte le razze manifestarono la loro disapprovazione contro questa discriminazione.
In politica estera, attuò la cosidetta "alleanza per il progresso", con la quale inviò aiuti alle nazioni dell'america latina in difficoltà, e cerco di imporre un maggior rispetto dei diritti umani nella regione, oltre che per intenti umanitari, anche per bloccare il diffondersi del comunismo, in seguito alla crisi con Cuba e in piena Guerra Fredda. Venne poi creato il Kennedy round, che fu un programma di progressiva riduzione dei dazi doganali fra gli States e l'Europa; infine, nel 1963 ci fu l'accordo con l'URSS per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell'atmosfera, rivelatisi pericolosi per l'equilibrio ambientale.
A seguito della guerra in Vietnam e la lotta per i diritti civili, nacquero in America movimenti pacifisti. Intorno al 1964 nasce una generazione, contrassegnata alla lotta per i diritti civili dei neri e di altre minoranze, e dal rifiuto della guerra in Vietnam. I giovani, vedono un futuro ricco di incertezze, e cercano nella protesta collettiva, una via che porti a un mondo migliore. I primi fermenti rivoluzionari si espressero attraverso il movimento "hippie". Sull'onda del conflitto armato che vede impegnati in Vietnam migliaia di giovani americani, chi tra loro non è partito, sente il dovere di manifestare solidarietà con slogan "Fate l'amore, ma non la guerra". Gli hippie sono la quintessenza del pacifismo: sognano un mondo senza guerre, di persone libere di fare ciò che desiderano, senza restrizioni. Cresce in questi anni il consumo di droga: hashish, marijuana e LSD che gareggiano per diffusione con gli alimenti di prima necessità, al punto di favorire la nascita di una musica concepita proprio per accompagnare stati di alterazione della coscienza. E' quella che viene chiamata "musica psichedelica": una sequenza di suoni cantilenanti e ripetitivi, intervallati da improvvise accelerazioni, che guidano l'ascoltatore in un cosidetto "trip", ossia un viaggio alla ricerca dell'emozione forte. I limiti della morale comune si abbassano notevolmente: si organizzano meeting, si vive sempre di più insieme, stravolgendo il concetto canonico di famiglia e inaugurando quel mito del collettivo che si affermerà come vedremo, con una forza dirompente anche nella vecchia Europa.
Negli Stati Uniti il movimento assunse un carattere prevalentemente pacifista e non violento, come reazione alla guerra del Vietnam, nella quale i soldati americani erano impegnati dagli inizi degli anni Sessanta.
Un'altra componente fu quella culturale, fortemente caratterizzata in senso trasgressivo e anticonsumista da parte di una generazione che voleva ribellarsi ai contenuti puramente materialistici della cosidetta "società del benessere", affermatasi negli anni Sessanta. Esaurita entro il decennio l'ondata delle occupazioni dei campus, il movimento si espresse soprattutto in comportamenti individuali e di gruppo, volutamente fuori dalle convenzioni. Da ricordare inoltre, anche il peso che il movimento femminista assunse nelle istanze di protesta, sia negli Stati Uniti, sia in Europa.

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