Africa centro-meridionale - la decolonizzazione


Diversamente dall'Asia e dall'America Latina, negli anni Cinquanta del XX secolo gran parte dell'Africa è ancora sotto il dominio coloniale: ma è un dominio che non può più reggere sia perché i movimenti indipendentisti sono più che mai determinati a lottare contro i poteri coloniali, sia perché le potenze europee (esaurite dall'enorme sforzo umano e finanziario profuso nel corso della seconda guerra mondiale) non hanno più le risorse per controllare aree diventati ormai estremamente inquiete.
Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta la maggior parte dei paesi africani conquista l'indipendenza, costruendo Stati che hanno spesso aspetti piuttosto artificiali. Si tratta infatti di "assemblaggi" di gruppi etno-linguistici spesso assai differenti, la cui unità è fissata dai confini delle precedenti aree coloniali e dalla cultura di derivazione occidentale delle élite politiche al potere: l'influenza del passato coloniale è molto ben illustrata e accentuata dal fatto che in molti di questi paesi le lingue ufficiali restano l'inglese o il francese. In questo contesto non sorprende che gli Stati africani postcoloniali abbiano spesso il carattere di dittature autoritarie, scosse peraltro da violente lotte interne tra diversi gruppi etno-tribali che si scontrano con le élite politiche al potere per ottenere maggiori spazi di autonomia o di influenza. A complicare definitivamente il quadro concorrono anche gli interventi diretti o indiretti delle maggiori potenze occidentali, che cercano di assicurarsi lo sfruttamento delle principali risorse economiche degli Stati africani indipendenti.

Tre esempi drammatici degli effetti prodotti dall'intreccio tra questi vari fattori sono dati dai casi del Kenya, del Congo belga e della Nigeria. In Kenya, dove è presente una nutrita colonia di inglesi i quali hanno dato vita a un regime duramente razzista, dal 1953 al 1959 una setta indipendentista, nota come Mau Mau, composta da uomini della etnia Kikuyu, combatte una dura lotta contro le autorità coloniali inglesi, che oppongono una violentissima resistenza militare. Domata la ribellione, il governo inglese si orienta comunque verso il riconoscimento dell'indipendenza sancita nel 1963 dall'elezione del leader indipendentista Jomo Kenyatta (1894-1978) a Primo ministro e poi presidente della Repubblica del Kenya.

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