Il nazionalsocialismo o nazismo era un movimento politico ed un'ideologia radicale antisemita, razzista, anticomunista e antidemocratica, creata da Adolf Hitler. Venne fondato subito dopo la Prima guerra mondiale in Germania. Quegli anni furono molto duri e difficili e furono caratterizzati da un tormentato periodo repubblicano. In quel periodo l’economia tedesca era in collasso e precipitava vorticosamente. Questa situazione condusse alla nascita di partiti e movimenti di estrema destra antidemocratici. Tali movimenti ruppero l’equilibrio precario della nuova Repubblica. Alle lezioni presidenziali del 1925 venne eletto presidente un maresciallo di destra, von Hindenburg. Questo andamento verso la destra aumentò la produzione industriale e la disoccupazione iniziò a diminuire.
Adolf Hitler (1889-1945), di origine austriaca, si arruolò nel primo conflitto mondiale come volontario nell’esercito tedesco. Fu durante la guerra che decise di dedicarsi alla politica. Nel 1919 fu tra i fondatori del partito nazionalsocialista, del quale divenne capo nel 1921, stesso anno in cui fondò un corpo paramilitare, le SA. Nel 1923 i nazisti organizzarono un colpo di Stato ( Putsch di Monaco), che però fallì, causando l’arresto di coloro che ne avevano preso parte. Tra questi anche Hitler che tornò libero nel 1924. Mentre era in carcere, Hitler scrisse il Mein Kampf, dove raccolse il suo pensiero politico. Ecco alcune parti tratte dal testo:

"Il partito nazionalsocialista recupera i concetti di base di una idea del mondo vagamente nazionale e, considerando la realtà della situazione, i tempi, gli uomini esistenti la fragilità umana, crea con essi una dottrina di fede e politica. Questa, in seguito, era, nell'organizzazione severa della moltitudine degli uomini, la premessa per la vittoria di quest'idea".

"Bisogna badare a non dare poco valore alla forza di un ideale. Se qualcuno è, su questo punto, vile, e se è stato soldato, io gli rammenterò quell'epoca in cui il coraggio fu i dovuto alla totale accettazione della forza degli ideali".

L’ultima frase di Hitler è:
"Una Nazione che, nell'era della soppressione delle razze, pensa ai migliori elementi della propria stirpe, deve essere un domani la padrona del mondo".

L’ascesa del Partito nazista crebbe con i contraccolpi della grande crisi del 1929, che riacutizzò diverse difficoltà economiche. I nazisti si fecero carico del malcontento diffuso nella società, acquistando nuovi consensi tra tutti i ceti. Le elezioni del 1930 mostrarono un forte gradimento verso il partito nazista, che divenne il secondo partito del Paese. Alle elezioni del 1932 il vantaggio socialdemocratico crebbe tanto che nel gennaio 1933 il Presidente fu costretto a nominare Hitler cancelliere. Hitler demolì in modo fulmineo le istituzioni democratiche, instaurando un regime totalitario, basato sul suo potere personale. Nel 1933 questi attribuì ai comunisti la responsabilità dell’incendio del Reichstag (il palazzo del Parlamento) che in realtà fu organizzato dagli stessi Nazisti per screditare gli avversari politici.

Il cancelliere proseguì nella linea di eliminazione: sospese il Parlamento e la Costituzione di Weimar; sciolse tutti i partiti ad eccezione di quello nazista. Sempre in questo periodo Hitler diede inizio alla campagna di discriminazione contro gli ebrei. Nella notte del 30 giugno 1934 Hitler si sbarazzò degli avversari interni alla sua forza politica, nota come “Notte dei lunghi coltelli”. Dopo queste epurazioni la guida del partito e dello Stato rimase saldamente nelle mani di Hitler e dei suoi principali collaboratori. Alla morte di von Hindenburg, nel 1934, il cancelliere assunse la carica di capo dello Stato con il titolo di Fuhrer ( guida ). Era l’atto di nascita del Terzo Reich, ossia un “Terzo impero”.
Il regime hitleriano fu la massima espressione del totalitarismo. Hitler cercò il consenso di massa e si impose attraverso la propaganda. Quest’ultima fu definita ossessiva perché riuscì a plasmare la mente di milioni di persone. Il regime nazista divenne molto noto per i roghi delle opere di oppositori politici e scrittori considerati sconvenienti ed immorali, per il contenuto delle loro opere, le loro opinioni politiche o le loro origini etniche. Tra i Bücherverbrennung più noti svoltosi durante il ed a causa del regime nazista nella Germania di Hitler si annovera quello avvenuto nella Bebelplatz di Berlino il 10 maggio 1933.
Il capo nazista, attraverso la propaganda, alimentò nel popolo tedesco l’odio contro i cittadini ebrei. Nel 1935, con l’approvazione delle leggi di Norimberga, venne sancita la discriminazione contro gli ebrei: da quel momento essi non erano più cittadini del Reich. Nel 1938 si passò alla persecuzione violenta. Nella notte del 9 novembre un'ondata di violenza razzista percorse la Germania: vennero distrutte sinagoghe, negozi ebrei e diverse persone vennero deportate nei lager.
Questa notte passò alla storia come “Notte dei cristalli” a motivo delle centinaia di vetrine di negozi infrante.
Hitler applicò un vasto progetto per migliorare la situazione economica tedesca, che ebbe una sorprendete ripresa. Nel 1938 la produzione industriale era raddoppiata rispetto al 1932 e la disoccupazione era fortemente diminuita. Il regime aveva il consenso di tutti i lavoratori, che vedevano nel Fuhrer il loro eroe. Hitler iniziò in seguito a realizzare i suoi obiettivi diplomatici, intenti a ottenere la revisione del Trattato di Versailles. Egli, dopo essersi accordato con la Gran Bretagna, reintrodusse il servizio militare obbligatorio e ricostruì la flotta da guerra. Nel 1936 i nazisti occuparono i territori al confine con la Francia. Nello stesso anno la Germania stipulò un Patto d’amicizia con l’Italia fascista. Questi atti segnarono l’inizio di un’aggressiva politica estera che durò fino a trascinare il mondo in un nuovo conflitto: la Seconda guerra mondiale. Il nazismo finì nel 1945 con la sconfitta della Germania alla fine del conflitto.

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