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L'inizio del secolo


Il 14 aprile 1900 si apre con l'Esposizione universale di Parigi che metteva in mostra il progresso tecnico e scientifico. Erano ottimisti verso la modernità del secolo,credevano in una maggiore ricchezza,comunicazioni più veloci,niente più fame...tutti ne avrebbero goduto.
Questo ottimismo era giustificato da un aumento demografico,quasi il 90% dei capitali investiti nel mondo provenivano dall'Europa,fecero alzare il primo aeroplano.
Tutto ciò era frutto dell'intreccio fra industria,scienza e tecnologia.
Nonostante ciò,però,l'Europa non costituiva un insieme omogeneo,ma era divisa:un'Europa industriale e una contadina. Le masse rurali costituivano la grande maggioranza. C'era poi un'Europa dei ricchi e una dei poveri. Lo sviluppo industriale aveva distribuito la ricchezza,ma rimaneva un abisso fra le nuove élite industriali e la povertà della maggioranza della popolazione.
Altro punto erano le tensioni interne e internazionali. Anche se i confini europei si erano stabilizzati,rimaneva ancora la questione dell'Alsazia e della Lorena (regioni al confine franco-tedesco)che alimentava la “rivincita” francese contro la Germania e la questione del Trentino e Trieste ancora sotto il dominio austriaco.
Il più forte elemento di divisione e conflitto era la competizione economica-politica fra le maggiori potenze e la loro concorrenza su terreno coloniale. All'inizio del 900 quattro quinti del mondo erano soggetti al dominio europeo. Le due potenze maggiori erano la Gran Bretagna e la Francia. Il colonialismo oltre a ragioni economiche aveva anche ragioni politiche,tanto che aveva portato gli stati europei a competere su territorio coloniale.
In occasione delle crisi marocchine si opposero Germania e Francia e ciò rappresentò una delle premesse della Prima guerra mondiale.
Dopo l'incidente di Fashoda, in cui Gran Bretagna e Francia avevano sfiorato lo scontro,Londra e Parigi avevano scritto (1904) un patto di amicizia (Intesa Cordiale) che riconosceva il dominio inglese in Egitto e la legittimità francese sul Marocco. Quest'alleanza,però,irritò il governo di Berlino,che lo interpretò come un'azione antitedesca. Infatti questa alleanza nasceva dalla preoccupazione britannica per il programma di armamento navale tedesco.
Tale contrasto ebbe una soluzione diplomatica con la conferenza di Algeciras,che riconobbe l'indipendenza del Marocco.
Nel 1907 la Russia diede vita alla Triplice intesa (Francia,Gran Bretagna e Russia),un accordo finalizzato a regolare i rapporti fra inglesi e russi in Asia e in Persia.
Tutto ciò però generò nella Germania la “sindrome da accerchiamento” aggravata dalla seconda crisi marocchina (la Francia inviò truppe per aiutare il sultano del Marocco,l'imperatore tedesco reagì inviando delle truppe ma perse).
Nell'opinione pubblica tedesca si diffuse la convinzione che una guerra sarebbe stata legittima pur di porre fine a questa situazione umiliante per l'orgoglio nazionale.
Nel 1905 il parlamento inglese,votò una legge che finanziava la costruzione di navi da guerra. Tutte le altre potenze la imitarono e così accadde per i cannoni,mitragliatrici.... Tutto ciò nasceva dalla consapevolezza che la guerra moderna sarebbe stata una guerra di industrie (alimentata dal fatto che il Giappone aveva sconfitto la Russia grazie ad armamenti).
Gli europei si divisero tra chi voleva la pace chi riteneva la guerra inevitabile. I socialisti vi vedevano un'espressione degli interessi capitalistici,mentre i nazionalisti erano convinti che combattere fosse necessario. L'idea della guerra conquistava sempre più persone,grazie alla propaganda di intellettuali,giornalisti,scrittori...
L'area più instabile era la penisola balcanica e questa debolezza attirò l'attenzione delle potenze europee.
L'Austria (priva di imperi coloniali) la considerava di sua influenza appoggiata dalla Germania; alla Russia serviva per l'espansione verso il Mediterraneo; anche all'Italia serviva per affermare la propria egemonia. Ma anche la Serbia,la Romania,la Grecia miravano ad espandersi.
Nel 1908 l'Austria si espanse in Bosnia-Erzegovina aumentando l'ostilità della Serbia e dell'Italia.


Il caso italiano


Inizio 900 l'Italia era lacerata dagli scontri sociali e dalla drammatica crisi di fine secolo. Aveva un reddito nazionale inferiore alla metà di quello inglese o francese,il governo era espressione di una ristretta classe (non expedit-un vasto popolo cattolico si era autoescluso dalla vita politica).
Giolitti (liberale progressista) prese la parola. Affermava che le associazioni dei lavorati non dovevano essere considerate pericolose,in quanto potevano divenire utili al fine di intermediarie il capitale e il lavoro,ma tutto ciò non fece altro che alimentare le considerazione negative nei confronti dei sindacati.
Il suo problema era quello di come riuscire a governare la modernizzazione italiana.
L'Italia non era più un paese fatto di contadini,ma si stava formando una classe operaia ed era nato un importante Partito socialista.
Ma su come cambiare le posizioni erano diverse.
La tendenza del liberalismo conservatore di Sonnino riteneva che si dovesse rafforzare il potere esecutivo.
Giolitti aveva un'idea diversa:favorire un'alleanza sociale tra le forze produttive moderne,la borghesia e la classe operaia;rafforzare il parlamento. Intendeva sviluppare una politica di riforme,realizzare un accordo con i socialisti (erano una forza sociale importante ),ampliare il diritto di voto.
Nel 1901 Vittorio Emanuele III nominò il liberale Zanardelli e il partito socialista votò la fiducia al governo.
Questo “compromesso” fra borghesia liberale e partito socialista rappresentava una grande novità per il sistema politico italiano.
Giolitti fece parte della vita politica fino all'inizio della Prima guerra mondiale. Da ministro dell'interno,mantenne il governo in posizione di neutralità di fronte ai conflitti sindacali (gli scioperi si moltiplicarono e le camere del lavoro aumentarono di gran numero). Nel 1906 nacque la Confederazione generale del lavoro (Cgl). Fece riforme per la tutela del lavoro di donne e bambini,migliorò l'assistenza infortunistica e pensionistica. Statalizzò le ferrovie,emise una nuova legge scolastica (obbligatorietà delle elementari)...
Questi furono i risultati positivi ottenuti da Giolitti ma inferiori alle aspettative tanto che si parla di “riformismo senza riforme”.
Non fu realizzata la riforma tributaria, ci fu un grande flusso migratorio (quasi 600000 italiani lasciarono il paese ogni anno).
Nel 1904 i sindacalisti rivoluzionati fecero il primo grande sciopero,per protesta contro l'ennesima strage di contadini,ma fallì.
Nel frattempo i cattolici cominciarono ad inserirsi nella vita pubblica e politica organizzando le “leghe bianche” ciò organizzazioni sindacali cattoliche.
Nel primo decennio i cattolici si affiancarono ai liberali in opposizione dei socialisti. E così nacquero i primi accordi elettorali fra liberali e cattolici.
Nel 1910 venne fondata l'Associazione nazionalista italiana. I nazionalisti avanzavano un progetto di trasformazione dell'Italia,cercavano il consenso degli insoddisfatti scagliandosi contro il parlamento e contro Giolitti.
I nazionalisti,i liberali i cattolici i maggiori gruppi industriali e finanziari e l'opinione pubblica (grazie alla propaganda della Stampa) erano favorevoli all'idea di guerra contro i turchi in Libia (“crociata civilizzatrice”). Iniziò nel 1911. Il governo di Istanbul (impegnato nei Balcani) sottoscrive con l'Italia il trattato di Ouchy,che lasciava via libera all'occupazione italiana della Tripolitania e della Cirenaica.
Le spese furono ingentissime,costò oltre 3000 caduti e i vantaggi furono modesti,anzi lasciò profonde conseguenze politiche tanto che furono espulsi due generali. Ma intanto stava emergendo un nuovo leader Benito Mussolini a cui venne affidata la direzione dell'Avanti,quotidiano del partito.
Nel 1913 ci furono le prime elezioni politiche a suffragio universale maschile.
I liberali e i cattolici strinsero un accordo (Patto Gentiloni) il quale i cattolici avrebbero appoggiato i liberali ma in cambio si dovevano impegnare a non ostacolare l'istruzione privata,a garantire l'istruzione religiosa e ad opporsi a proposte di legge a favore del divorzio. Tutto ciò ottenne un buon risultato grazie all'influenza dei cattolici sui contadini.
Nonostante i successi della guerra in Libia e le elezioni,il sistema giolittiano era in crisi. Così nel 1914 Giolitti rassegnò le dimissioni. L'incarico fu dato al liberal-conservatore Salandra,il quale si trovò a fronteggiare un'aspra fase di conflitti,culminati nella “settimana rossa”.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale


I fattori che causarono la Grande guerra furono molteplici:
la competizione economica-politica fra le grande potenze;
la formazione di alleanze contrapposte;
l'instabilità dei Balcani;
la corsa agli armamenti;
un nazionalismo aggressivo.
La grande guerra fu un conflitto per l'egemonia.
Scoppiò nel 1914 a causa dell'assassinio dell'arciduca Ferdinando,erede al trono dell'Impero austro-ungarico,a Sarajevo,per mano di un nazionalista bosniaco.
I giorni fra l'assassinio e e lo scoppio della guerra furono chiamati “i giorni dell'azzardo”.
Intanto,l'Austria inviò alla Serbia un ultimatum la quale accettò, e le dichiarò guerra.
La Russia di suo canto,però, proclamò il sostegno alla Serbia.
La Germania intimò alla Russia di sospendere la mobilitazione generale,ma ciò non avvenne e così le dichiarò guerra.
I tedeschi sostennero di aver agito per difendersi da un'invasione russa.
A sua volta la Francia rispose alla minaccia tedesca e le attaccò guerra.
Fu la Germania a muoversi per primo,attuando il piano di Schlieffen,il quale prevedeva di attaccare per primo la Francia e una volta sconfitta affrontare la Russia (si supponeva che la Russia sarebbe stata lenta ad intervenire,a causa delle enormi distanze).
Per attaccare la Francia era necessario passare per il Belgio neutro ma i belgi rifiutarono.
Nonostante il rifiuto la Germania invase il Belgio,e ciò provocò l'entrata in guerra dell'Inghilterra. Gli inglesi non volevano la guerra ma non potevano abbandonare la Francia.
L'annuncio della guerra fu accolto con manifestazioni di patriottismo e vennero tacitate qualsiasi voci di dissenso.
Si pensava di essere chiamati a combattere una guerra difensiva,e quindi giusta.
Anche i partiti socialisti europei affiancarono la guerra nonostante si fossero dichiarati pacifisti. Tutti si immaginavano una guerra breve,di pochi mesi. Le fonti interne (economia) e le fonti esterne (soldati) durarono più a lungo di quanto si pensava.
Tutti i piani fallirono,le armate tedesche puntarono Parigi,ma i francesi e gli inglesi riuscirono a respingere l'attacco nemico. I russi attaccarono i tedeschi a nord,e gli austriaci a sud.
La guerra di movimento finì, e francesi e inglesi fronteggiavano i tedeschi lungo una linea di trincee (dalla Svizzera fino al mar del Nord).
In Italia il capo del governo Salandra aveva dichiarato la neutralità del paese. La polita adottata fu quella del “sacro egoismo”,cioè dell'esclusivo interesse del paese. Ma l'ipotesi di un intervento guadagnò terreno perché presentava diversi vantaggi:
affermare il prestigio dell'Italia;
completare,in caso di vittoria, l'unità d'Italia

In Italia non ci fu quel consenso diffuso poiché la motivazione della guerra difensiva non si adottava alla nostra situazione: nessuno minacciava l'Italia. Con il passare dei mesi si formarono due correnti d'opinione: gli interventisti (socialisti rivoluzionari,i sindacalisti rivoluzionari,i nazionalisti e in parte i cattolici) e i neutralisti (liberali e socialisti). Del primo ne faceva parte anche Benito Mussolini.
Nel 1915 Salandra e Sonnino,all'insaputa del parlamento,firmarono con l'Intesa il patto di Londra,che impegnava l'Italia a entrare in guerra in cambio di concessioni territoriali.
Nelle piazze si scatenarono gli interventisti eccitando le folle e le posizioni neutraliste non ebbero più diritto di parola.
Il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra contro l'Austria-Ungheria.
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