1931 - Attacco giapponese


Nel 1931 prende forma l'attacco giapponese con l'aggressione alla Manciuria. È evidente che le intenzioni dei giapponesi in quel momento sono di spingere l'attacco oltre la Manciuria. È solo questione di tempo, è il regime di Nanchino cerca allora di prepararsi. Deve decidere però se affrontare direttamente i giapponesi o se cercare di stroncare la guerriglia comunista per rafforzare la propria egemonia all'interno della Cina. La prima soluzione è impraticabile: l'esercito giapponese è infinitamente più forte di quello cinese. È così Chiang Kai-shek, leader allora al governo della Cina, decide di fare la priorità alla lotta contro i comunisti, anche perché nello stesso 1931, nelle rurali controllate dai comunisti, Mao Tse-tung sta cercando di formare una Repubblica cinese dei soviet.
Tra il 1931 e il 1934 l'esercito nazionalista sferra cinque campagne di annientamento contro i comunisti. La quinta nel 1934 sembra sul pino di raggiunge l'obbiettivo. Le forze comuniste sono accerchiate nella zona dello Jangxi mentre nei villaggi man mano conquistati dall'esercito nazionalista la popolazione civile ritenuta (a torto o a ragione) filocomunista viene sterminata. Nell'ottobre del 1934 però, i 100.000 comunisti che ancora resistono all'attacco dell'esercito nazionalista riescono a rompere l'accerchiamento e a dirigersi prima a ovest e poi a nord, fino a raggiungere la regione a Yenan. La marcia di trasferimento dura un anno (fino all'ottobre del 1935). A destinazione arrivano in 10.000 dopo aver percorso un tragitto di 10.000 chilometri nell'interno della Cina (appropriamento nella mitografia comunista cinese l'episodio viene ricordato con il nome di "lunga marcia"). Nonostante le gravi perdite subite nel corso del trasferimento, Mao Tse-tung riesce a mettere in salvo un nucleo significativo del suo partito, tra cui molti dirigenti di spicco e, una volta giunto a Yenan e fortificata militarmente l'area, può cominciare a riorganizzare le sue file. Dalla nuova base di Yenan Mao Tse-tung e i comunisti si presentano non solo come fautori di una rivoluzione sociale nelle campagne ma anche come i sostenitori di una strenua resistenza patriottica ai giapponesi. Questo fa guadagnare immediatamente alle loro posizioni larghi consensi e consente di costruire in tempi brevi un nuovo numeroso esercito popolare cinese. Questi sviluppi della situazione, insieme con la concretissima minaccia di un nuovo attacco militare giapponese, costringono Chiang Kai-shek a tentare di rientrare in contatto con i comunisti per coordinare una comune linea di difesa contro la probabile nuova offensiva dell'esercito giapponese. Nell'aprile del 1937 i contatti portano s un accordo secondo il quale i comunisti rinunciano a cercare di dar vita a una rivoluzione comunista nella zona da loro controllata; in cambio quella zona, almeno formalmente, una regione autonoma dello Stato cinese e le armate comuniste diventano parte dell'esercito cinese. L'accordo arriva pochi mesi prima del luglio 1937, data nella quale i giapponesi sferrano un violento attacco militare contro Shanghai e Nanchino.

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