1929 - Governo di Herbert C. Hoover


Sette mesi prima del "martedì nero" di Wall Street, e quindi esattamente nel marzo del 1929, Herbert Clark Hoover (1874-1964) è diventato presidente degli Stati Uniti. È un repubblicano e crede moltissimo nelle capacità di illimitata espansione dell'economia statunitense. Nel 1928, durante la campagna elettorale per le presidenziali, si è perfino detto certo che mai, come in quel momento, l'umanità si è trovata vicina a sconfiggere definitivamente la povertà causata dalla crisi. Non sorprende in effetti il fatto che la crisi del '29 lo colga impreparato. Ciò nonostante cerca di mettere in atto qualche iniziativa che possa controbilanciare l'evolversi della crisi. La più importante è l'autorizzazione di prestiti diretti che il governo federale concede a banche e aziende nella speranza che ciò possa ridare fiducia all'economia. Ma è una soluzione che non basta affatto. Anche perché Hoover oltre questo non vuole andare. Da un certo punto di vista, o meglio, aggrava perfino la situazione, perché è convinto che (crisi o meno) la sua amministrazione debba preoccuparsi di conservare in pareggio il bilancio dello Stato. Perciò, a fronte delle maggiori uscite ai prestiti, egli taglia altre spese pubbliche e aumenta la pressione fiscale. Ma questa è una manovra che dà il colpo finale all'economia statunitense, perché sottrarre ulteriori finanzieri a un'economia che in alcuni settori è quasi agonizzante. La gente è disperata e chiede al governo di concedere dei sussidi di disoccupazione. Ma Hoover, anche in quanto fedele a una rigida ortodossia liberista, si rifiuta. Nel 1932 a Washington arrivano migliaia di disoccupati che chiedono un sussidio, accampandosi in baraccopoli chiamate significativamente Hoovervilles. Il presidente non trova di meglio che far intervenire l'esercito per allontanare e disperdere queste persone disperate.

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