1918 - Terrore rosso in Russia e formazione della Terza Internazionale


Nel luglio del 1918 viene approvata una Costituzione in Russia che si discosta molto dal modello democratico. Tutto il potere è attribuito ai soviet, il diritto di voto per le rappresentazioni nei soviet, che è riconosciuto anche alle donne e negato ai nemici dello Stato rivoluzionario (nobili, proprietari, industriali, clero, funzionari), il voto degli operai e delle operaie considerati i protagonisti della rivoluzione proletaria e del cambiamento sociale in corso vale di più di quello dei contadini e delle contadine. Intanto si fa un altro passo nel corso del 1918 ovvero tutti i partiti, a eccezione di quello comunista, sono violentemente messi a tacere, i dirigenti e militanti vengono perseguitati e arrestati dagli agenti della Ceka, sotto vari capi di imputazione. A farne le spese per primi sono i menscevichi e i social-rivoluzionari che sono gli antagonisti potenzialmente più pericolosi per il nuovo potere comunista. Inoltre è l'adozione della tecnica del "terrore rosso", che serve a distruggere o a intimidire ogni opposizione a fare effettivamente dello Stato sorto dalla rivoluzione un regime politico a partito unico. Nonostante siano impegnati nella terribile guerra civile, i dirigenti comunisti non smettono di pensare in grande infatti nel marzo del 1919 fondano la Terza internazionale, nota anche con il nome di Comitern (Internazionale Comunista). L'organismo precisa i suoi obiettivi e la sua struttura nel corso del suo secondo congresso che si tiene a Mosca nel luglio del 1920: favorire la diffusione della rivoluzione comunista nel resto dell'Europa, che è un obiettivo strategico su cui Lenin punta molto. Però durante questo momento c'era una questione organizzativa da affrontare ovvero quali partiti possono aderire alla nuova internazionale? E che caratteristiche devono avere? Questo problema viene risolto dallo stesso Lenin che propone un documento in 21 punti nel quale si precisa che i partiti aderenti devono seguire il modello bolscevico, devono chiamarsi comunisti, devono rompere la collaborazione con i partiti socialdemocratici e devono impegnarsi a difendere le ragioni della Russia rivoluzionaria. Le ripercussioni di questa decisione sono notevoli infatti nei mesi seguenti gruppi di dirigenti e militanti socialisti europei che apprezzano l'esperienza rivoluzionaria russa abbandonano i partiti socialisti o socialdemocratici a cui appartenevano e fondano dei nuovi partiti comunisti che, accettando le condizioni imposte da Lenin, possono aderire all'Internazionale Comunista. Resta il fatto che questi partiti restano gruppi minoritari dato che in Europa la maggior parte dei militanti e degli elettori di sinistra continua a orientarsi verso i partiti socialisti e socialdemocratici.

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