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-Il Nuovo Razzismo-

Nel corso della seconda metà dell’Ottocento il discorso nazionalista si intreccia con diverse riflessioni ‘scientifiche’ sulle differenze razziali, visto le teorie di Darwin e il sempre più frequente contatto tra europei e popoli con fattezze fisiche e culturali differenti.
In molti luoghi d’Europa vengono costruiti degli zoo umani, dove le popolazioni di altri continenti vengono esposte come se fossero animali, a volte assieme a degli animali esotici.
Questo da una parte può essere un modo per incontrare popoli diversi, ma mostra anche una loro ‘inferiorità’.
Questo concetto di ‘inferiorità’ o di ‘primitività’ di queste popolazioni estere è alla base delle tesi elaborate dal nuovo razzismo, che non solo classifica le diverse razze, ma le pone anche in modo gerarchico.
Joseph-Arthur de Gobineau, un aristocratico francese, sosteneva l’esistenza di tre razze fondamentali: bianca, gialla e nera, delle quali la prima è superiore alle altre due, quella gialla è portatrice di valori materiali e quella nera presenta caratteri animaleschi.

Sempre secondo Gobineau, l’unione tra razze diverse può portare solo a popoli ‘degenerati’.
Un altro teorico razziale francese, Geroges de Lapouge, teorizzò che all’interno dell’Europa esistevano tre varianti razziali: l’Homo Europaenus (o Ariano), Alpinus e Mediterraneus; al vertice gerarchico vi è la razza Ariana, seguita dagli altri due gruppi, posti un gradino sotto l’Europaenus poiché frutto della contaminazione con altre razze.
Sui gradini più bassi della scala razziale viene posta la razza ebraica, ritenuta non solo ‘inferiore’, ma anche pericolosa per la sua avidità commerciale.

Ovviamente il valore scientifico di tutto ciò è assolutamente nullo.

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