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La predilezione per il paesaggio dipinto dal vero, ad acquarello, si rivelò già negli anni della formazione dell’artista e lo indusse a visitare le regioni più lontane e sperdute dell’Inghilterra, dal Galles alla Scozia, fermando su numerosi schizzi gli effetti atmosferici di un determinato momento o stagione. Nel 1802 Turner intraprese il primo viaggio sul continente: in Svizzera realizzò centinaia di disegni, colpito dallo straordinario a lui ancora ignoto paesaggio delle Alpi; a Parigi fu attratto dai capolavori del Musee Napoleon e i suoi taccuini dimostrano la passione per i quadri di Tiziano, Poussin e Lorrain. Il confronto con la lezione dei grandi maestri del passato è bene visibile in Didone costruisce Cartagine. Turner riprese da Lorrain la struttura compositiva: l’altezza dell’orizzonte, le architetture e le imbarcazioni ai lati, separate dal mare, e, infine, l’intensa luce mattutina al centro. Il senso di composta calma, nitido chiarore e serenità presente nel dipinto di Lorrain, in Turner è scomparso: il sole è più alto nel cielo e diffonde una luminosità vibrante, che offusca i particolari e trasmette il sentimento di trepidazione per l’inizio della nuova vita a Cartagine. A sinistra si scorge, infatti, la regina Didone, fuggita da Tiro, mentre da disposizioni per la costruzione della città; di fronte a lei, con l’elmo e un manto nero, Enea, l’eroe sopravvissuto all’incendio di Troia, che sarà la causa del suicidio della regina. Turner donò il dipinto alla National Gallery di Londra, a condizione che venisse esposto accanto al dipinto di Lorrain.

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