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La Trasfigurazione

Al momento della morte, nel 1520, Raffaello, compianto da tutta la corte papale, fu sepolto secondo il suo stesso volere nel Pantheon. Sul suo catafalco venne esposta la Trasfigurazione, dipinta dall'artista stesso per il cardinale de Medici e portata a termine con l'aiuto degli allievi, soprattutto di Giulio Romano. La composizione riunisce due episodi evangelici: la trasfigurazione di Cristo tra Elia e Mosè alla presenza degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni e la guarigione di un fanciullo indemoniato. La figura di Cristo, circondata da una luce sovrannaturale, riunisce idealmente le due scene altrimenti non connesse nel Vangelo e diverse nello stile: nella parte superiore l'atmosfera è calma e ovattata, quasi astratta, caratterizzata da toni chiarissimi, nella fascia mediana il turbamento degli apostoli e i colori delle loro vesti introducono alla concitazione e ai toni accesi e acidi della parte inferiore, agitata da movimenti contrastanti e da un intreccio di diagonali disegnate da corpi e braccia. La pala, destinata alla Cattedrale di Narbonne, in Francia, di cui era vescovo il Medici, piacque a tal punto al committente che egli la tenne presso di sè e la fece collocare nel 1523 nel Tempietto di San Pietro in Montorio, dove restò fino alla fine del XVIII secolo, quando le truppe napoleoniche la portarono a Parigi, venne restituita nel 1815.

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