Video appunto: Vecellio, Tiziano - Le tre età dell’uomo
“Le tre età dell’uomo” di Tiziano, dipinto nel 1512, è esposto alla National Gallery of Scotland di Edimburgo. A prima vista, si tratta di una rappresentazione idilliaca della vita umana che, però, sottintende molti altri significati.
I personaggi sono divisi in gruppi ognuno dei quali non ha alcun collegamento con l’altro.
Gli unici a interagire sono i due giovani.
I due putti che stanno dormendo costituiscono l’allegoria dell’inizio della vita umana. Su di loro veglia un angioletto coetaneo che tenta ad arrampicarsi su un tronco d’albero spoglio. Il piccolo, volendo arrampicarsi sull’albero, rappresenta il desiderio di diventare grande per essere come i due giovani lì accanto. Tuttavia, il tronco è spoglio, e per questo esso diventa il simbolo della decadenza della natura umana. Il colore dominante è il bianco che conduce lo spettatore in un’atmosfera di candore ed ingenuità.
Sulla sinistra, vediamo i due putti cresciuti. Lei è una bellissima ragazza e lui un bel ragazzo dai capelli scuri, quasi nudo. La ragazza, vestita sontuosamente ma con la camicia in disordine, sembra quasi una cortigiana. Sta per portare alla bocca il doppio flauto tipico della classicità e dell’idillio pastorale ma lui la ferma con uno sguardo. Le bocche sensualmente dischiuse e uno sguardo ardente non lasciano dubbi: il loro amore è sensuale ed aiuta i due giovani alla scoperta della sessualità. Anche i colori rimandano alla sensualità: rosso sanguigno per l’abito della ragazza e bruno per il giovanotto.
Sullo sfondo, si distingue un altro personaggio, lontano, e che costituisce un tutt’uno col paesaggio. È molto anziano e solo, e non è felice. Sta guardando due teschi con aria pensosa (forse i teschi dei due giovani innamorati), li osserva e li rigira tra le mani. Nei lunghi anni della sua esistenza, egli ha acquistato molta saggezza; tuttavia, c’è una domanda che lo tormenta. Qual è il destino dell’uomo? Che cosa lo attende dopo morte? Due domande che restano senza risposta. Nemmeno la chiesa sullo sfondo sembra venirgli in aiuto. Sull’edificio, lontano e dai contorni non ben definiti, quasi evanescenti, e sul vecchio, l’artista ha dipinto le nubi tipiche del tempo atmosferico che sta cambiando. Esse sono chiare, ma con delle venature scure che non danno la certezza di una giornata serena. Anche in questo caso Tiziano usa i colori per rivelare la condizione dell’uomo rappresentato: la veste rosa chiaro è il simbolo di una riflessione tra il candore infantile e il rosso sanguigno della giovinezza. Per la chiesa in fondo, egli sceglie invece dei colori bruni e cupi che la confondono con la vegetazione circostante.
Il punto di arrivo della riflessione sulla vita è proprio il vecchio in secondo piano. Lo si vede appena, eppure tutto il dipinto gira intorno a lui. Per capire questo concetto è necessario fare attenzione alla composizione del quadro.
I gruppi di personaggi sono disposti su tre diversi livelli di profondità.
I bambini sono ad una media distanza, l’infanzia è quindi un bel ricordo non troppo lontano dal presente. I due giovani invece sono così vicini che quasi sembrano uscire dalla tela. Tiziano, infatti nel 1512 ha circa vent’anni e la sua vita è senz’altro simile a quella dei due giovani. Essi sono felici, spensierati e sono alla scoperta dell’amore. Il vecchio è il più lontano e per di più non viene notato subito dallo spettatore. Eppure, è proprio in mezzo altri due gruppi, il che guida l’occhio di chi guarda proprio verso di lui.
Con questo dipinto, Tiziano ci vuole offrire una riflessione sull’esistenza umana: l’aldilà è pieno di incertezze e neanche la religione ci può dare certezze in merito, anche se qualche critico ha individuato nell’edificio religioso una specie di redenzione. La conclusione è quindi triste e pessimista ed essa si collega al colore delle nuvole
Il paesaggio ricorda lo stile di Giorgione, i personaggi si fondono con esso quasi allo stesso modo. Anche la scelta di un soggetto di difficile interpretazione, ricco di simboli non sempre interpretabili facilmente, ci fa pensare a Giorgione.