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Tintoretto, Jacopo - L'ultma cena

L’Ultima cena è un’opera emblematica in quanto sono presenti due fonti luminose: una artificiale, che è il lampadario, e una irreale e trascendente emanata dalle aureole dei santi. Le figure sono perfettamente descritte in quanto sembrano quasi ritagliate per via dei contorni netti che la luce crea; questo è un escamotage creato da Tintoretto per esaltare ogni singola figura a discapito di una massa di figure apparentemente e altrimenti informi e insignificanti. L’ambientazione sembra anticipare quella cara a Caravaggio della cantina/osteria, un luogo del suo tempo e non tradizionale: gli apostoli sembrano dei popolani e il realismo esasperato è dato anche dalla presenza degli animali, un cane disteso e un gatto che decide di mangiare da un cesto.
In posizione quasi nascosta sui bordi, a simboleggiare l’atteggiamento di Tintoretto nei confronti delle imposizioni della Controriforma, si trovano degli angeli, che si riconoscono nonostante il buio. Questi rimandano alla classicità, al mito, dunque si nascondono: le illumina per porsi contrariamente ai dettami controriformisti, tuttavia la luce che li pervade è quella “profana” della candela, e non quella religiosa. Il contrasto luminoso è evidente, infatti possono essere identificati tre livelli di luminosità: quella del lampadario, quella emanata dalle aureole degli apostoli e quella che proviene dal Cristo, posto in rilievo, che è anche quella che splende maggiormente. L’attenzione alla prospettiva qui è molto visibile perché il tavolo non è stato posto frontalmente, come aveva fatto Leonardo, ma in obliquo per creare più spazio e permettere maggiore dinamicità. Le due donne sulla scena sono delle figure allegoriche che rappresentano la Chiesa Ebraica e quella dei Gentili, ossia i non ebrei, che insieme formano la Chiesa Cristiana; tra gli altri personaggi è possibile distinguere Giuda Iscariota, sulla destra, che è stato abbruttito e non possiede l’aureola, e un mendicante, sulla sinistra, che sta chiedendo l’elemosina a uno degli apostoli: questi gli fa capire che non è il momento, perché sta ascoltando e guardando Gesù e non può distrarsi; si evince che la carità materiale, al momento, è stata “sorpassata” da quella spirituale, più importante.
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