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Tintoretto, Jacopo - Il trafugamento del corpo di San Marco


Il Trafugamento del corpo di San Marco è caratterizzato da un’esaltazione dell’architettura che riflette la luce e organizza l’ambientazione. E’ importante perché detta in maniera decisiva le linee formali (atteggiamenti formali) proprie del Barocco: in quest’opera ricorre infatti a un forte impianto scenografico (teatrale) determinato dalla rappresentazione di un’architettura presente a Venezia, che sembra dominare la scena grazie a un’accentuata prospettiva e all’ “assorbimento” della luce sulle facciate. Questa sembra proiettata esclusivamente su queste, come d’estate, e ciò crea un effetto ottico realistico e quasi “fastidioso” per gli occhi che esalta il linearismo, gli angoli e le arcate, che sono a tutto sesto.
Paradossale, in antitesi, è il gruppo al centro che sembra quasi rompere l’effetto dinamico dettato dalla prospettiva e dall’architettura e pare appena sfiorato dalla luce; la gestualità è allo stesso tempo carica di phatos e possiede una forte teatralità. Questo non significa tuttavia necessariamente che il gesto sia carico di forza o movimento, ma che è un insegnamento derivato dalla scultura classica; un esempio è il Discobolo di Mirone, in cui il movimento non c’è ma nonostante la perfetta stasi l’osservatore capisce benissimo cosa l’atleta sta per fare.
Questo crea una grande relazione emotiva tra spettatore e figure rappresentate, infatti lo spettatore è preso dai loro gesti ingessati piuttosto che dalle figure che dettano l’azione reale, messe ai margini dell’opera, in alto a sinistra, in una perfetta prospettiva: sembra che siano quasi evanescenti e che stiano scappando sotto al perticolato per trovare rifugio, siccome di lì a poco verrà appiccato il fuoco che brucerà il corpo del Santo (questo è preannunciato dal catasto di legna dietro) e sta, nello stesso momento, sopraggiungendo un temporale che, secondo il racconto biblico, interviene portato dalla mano divina che impedisce il rogo. Queste figure trasparenti, quasi irriconoscibili come nell’ultima cena, sono degli angeli e le figure, nel trovare riparo nel porticato presso di loro, hanno il valore simbolico di trovare rifugio nella religione.
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