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Cos’è un affresco?

Affresco è una parola che allude alla presenza dell’acqua. E’ una tecnica che si esegue infatti su pareti che devono essere precedentemente preparate attraverso un intonaco, si stende un ultimo strato con una grana sottile che può essere mischiato con polvere di marmo (viene chiamato intonachino). Dopo si esegue un disegno preparatorio che può essere fatto la sinopia (inchiostro rosso) o con delle matrici (sagome cartonate che dopo vengono ricalcate). In seguito si passa la pittura sulla parete perché per gli affreschi si utilizzavano le tempere (cioè pigmenti naturali, per esempio polvere di lapislazzulo per fare l’azzurro, terre, vegetali..); l’acqua infatti instaura una reazione chimica della “della carbonatazione della calce” e fa concretizzare la tempera (il muro però deve essere composto anche da calce per innescare la reazione).

Leonardo notò che la tempera risultava spenta, così per dipingere L’ultima cena la miscelò con degli olii, delle sostanze grasse e delle chiare d’uovo per renderle più lucide; ma dopo circa dieci anni l’affresco si sgretolò.
Il Rinascimento
Il Rinascimento in Italia va dal 1400 al 1500.
Nel 1860 Jacob Burckhardt scrisse “Le civiltà del Rinascimento in Italia” dove introdusse il concetto di Rinascimento in senso positivo – rinascita dal ‘buio’ Medioevo (che era sintetico e piatto).
I caratteri generali del Rinascimento sono:
- pittura naturalistica / mimesi dell’arte gotico-latina
- consapevolezza dell’uomo di creare e produrre il proprio destino
- amore e interesse per ogni manifestazione culturale del mondo antico
- ritorno al latino
- prospettiva centrica
- viene ripreso il linguaggio artistico antico e rimodernizzato
Prospettiva: proiezione su un piano bidimensionale di oggetti tridimensionali tale che quando sono stati disegnati corrispondevano agli oggetti reali come noi li vediamo nello spazio.
La prospettiva centrica: venne inventata nel 1475 da Piero della Francesca, egli scrisse un trattato illustrato sulla prospettiva intitolato “De prospectiva pingendi”
Proporzioni: corrispondenza di misura tra due o più parti in relazione tra loro secondo rapporti matematici. Alla base vi è la riscoperta del mondo classico e lo studio del trattato di architettura di Vitruvio. Anche l’architettura si doveva attenere alle regole della simmetria e ai rapporti esistenti tra le varie parti del corpo umano (che veniva preso come modello).
Il concorso
Nel 1401 (anno in cui convenzionalmente ebbe inizio il Rinascimento) l’arte di Calimala indisse un concorso per delle formelle per la porta del Battistero di Firenze. Il tema era il sacrificio di Isacco, le formelle erano quadrilobate e bisognava utilizzare il minor materiale possibile. Parteciparono diversi scultori ma noi analizzeremo i due più significativi: Ghiberti e Brunelleschi.
La formella di Ghiberti è caratterizzata da un forte verticalismo in stile gotico, i personaggi vestono abiti antichi greci-romani, la figura è idealizzata. Isacco è anatomicamente perfetto e sembra quasi un atleta greco. La scena è incentrata sul esto di Abramo, infatti il gomito è aggettante (esso è stato aggiunto dopo per dare maggior rilievo, il padre dell’artista era un orefice quindi lui sapeva lavorare bene i materiali). Il fondo non è lavorato. L’angelo sta arrivando per fermare Abramo e questo gesto è simbolo di souspance.
La formella di Brunelleschi è suddivisa in tre fasce orizzontali che si susseguono, il protagonista al centro è Isacco, egli è poco dettagliato perché l’artista ha preferito mettere in evidenza la torsione del busto, che viene strozzato dal padre (infatti per accentuare il gesto la mano di Abramo è molto più grande di quanto dovrebbe essere). In basso a sinistra c’è una figura che si appoggia alla cornice citando così lo spinario (fanciullo che si toglie una spina dal piede) e rompendo così lo spazio. A differenza della formella di Ghiberti in quella di Brunelleschi l’angelo è già arrivato e tiene il braccio di Abramo e il fondo è liscio e levigato.
Vinse Ghiberti perché all’inizio del 400 i gusti del popolo erano ancora molto gotici.
Dall’artigiano all’artista
“Nati sotto Saturno” parla di come cambia la figura dell’artista nel corso del tempo. Nel Medioevo essa era legata alla figura del Tekenè (artigiano), l’arte era l’artigianato e l’artista era colui che eseguiva qualcosa con una tecnica imparata in bottega, l’artista medioevale lavora in koinè (coralità) con altri, quindi non firmava mai i suoi lavori.
Nel rinascimento l’arte invece diventa qualcosa di sacro e l’artista diventa colui che ha le idee. Gli artisti si ribellarono al sistema gerarchico e si emanciparono dall’idea di bottega medioevale.
Uno dei primi testi più importanti fu di Cennino Cennini “il libro dell’arte” del 1437 in cui scrisse tutte le tecniche artistiche usate all’epoca nei minimi dettagli, compresi gli ingredienti (per esempio il bolo rosso – la colla che teneva l’oro – è rosso perché ravvivava l’oro); egli descrisse anche come doveva essere secondo lui un’artista e disse “devi avere una vita ordinata” facendoci capire che l’artista assumeva un’ identità (prima esortazione scritta per un’artista).
Nel 1440 L. Ghiberti (pittore, scultore, architetto) fece un trattato sull’arte e sugli artisti, si autoelogiò “esistono poche cose importanti che non sono state fatte da me”.
Nel 1436 Leon Battista Alberti scrisse un trattato intitolato “Della pittura” dove esaltava Firenze e i pittori dicendo che secondo lui erano mo0lto intelligente. In questo trattato citò anche la prospettiva abbreviata che fu ripresa in seguito da Piero della Francesca.
Nel 1400 nasce la figura del mecenate , ovvero colui che sostiene l’artista. Iniziano ad esserci anche commissari laici e non più solo cristiani.

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