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Il Rinascimento secondo i Fiamminghi

A partire dal terzo decennio del Quattrocento, mentre in Italia la pittura si rinnovava grazie all’assimilazione della Dettagli a cultura umanistica e delle idee di Brunelleschi, nell’arte fiamminga avvenne una rapidissima evoluzione dallo stile gotico cortese a una maniera nuova e, allo stesso tempo, del tutto diversa da quella italiana. Rispetto alla nostra penisola, infatti, non si verificò una netta frattura con il mondo gotico in nome del recupero della classicità, perché questa non faceva parte del patrimonio culturale del Nord Europa. Si può dire che la nuova pittura fiamminga non nacque tanto dalla riscoperta della centralità dell’uomo e dalla riaffermazione del valore della storia, come in Italia, quanto da una nuova indagine del mondo attraverso la conoscenza della natura e delle sue componenti (soprattutto della luce).
II rinnovamento dell’arte, inoltre, si sviluppò di pari passo con una profonda evoluzione della società fiamminga, che si stava rapidamente arricchendo grazie ai commerci e ai traffici marittimi, ponendo le basi per la nascita nel Seicento di una grande potenza internazionale.
Intorno alla metà del secolo i dipinti fiamminghi divennero noti in Italia grazie ai mercanti e ai prelati che viaggiavano per il continente europeo. Negli stessi anni arrivarono nella nostra penisola i primi artisti fiamminghi, per assistere al Giubileo indetto a Roma o perché chiamati presso le corti italiane. Tra le caratteristiche essenziali della loro pittura occorre ricordare:
•una visione fenomenica delle cose, in base alla quale gli oggetti sono riprodotti così come vengono visti dall’occhio umano, senza subire la codificazione delle regole della prospettiva; la rappresentazione dello spazio nella pittura fiamminga non è quindi razionale, misurabile e proporzionata come quella del primo Rinascimento italiano, anzi è piuttosto empirica e intuitiva;
•una riproduzione analitica della realtà, eredità del Gotico internazionale, per la quale il mondo reale viene esaminato nei suoi particolari più minuti, riflettendosi in un’immagine molto veritiera e concreta, ma spesso lontana da una visione d’insieme;
•una particolare attenzione alla vita quotidiana, in cui viene calato ogni evento, anche sacro; i dipinti fiamminghi sono spesso opere di piccolo formato, che rappresentano scene bibliche o evangeliche prediligendo episodi della vita della Vergine e dell’infanzia di Cristo, soggetti adatti a essere rappresentati con affettuosi richiami familiari in interni domestici, ricchi di particolari realistici ma anche di significati allegorici;
•una minuziosa resa della luce, fondata su un’acuta osservazione delle sue diverse manifestazioni (come luce radente o diffusa) a seconda dei momenti del giorno e dei suoi effetti sui colori o sui materiali;
• la tecnica a olio, introdotta e messa a punto dai pittori fiamminghi per poi essere rapidamente acquisita da quelli italiani, estremamente duttile, più trasparente e luminosa rispetto alla tempera (più opaca) e quindi adatta a una resa più naturalistica della realtà.
Annunciazione
Nell’ Annunciazione (1425-28 circa) di Robert Campin (1375 circa-1444) - noto anche come Maestro di Flémalle - si ritrovano tutte queste caratteristiche. In quest’opera di piccole dimensioni, la Vergine riceve l’annuncio dell’arcangelo Gabriele in un interno di casa nordica borghese, mentre sta leggendo la Bibbia comodamente appoggiata a una panca. La luce e ogni dettaglio sono resi con grande minuzia e realismo: si osservino, per esempio, il vaso di fiori, la candela e il libro posti sul tavolo, l’asciugamano e il bacile appesi sulla parete di fondo, le venature delle ante in legno della finestra, il camino con la parete annerita dal fumo. Molti di questi elementi, però, assumono anche un significato simbolico: il giglio, per esempio, simboleggia la purezza della Vergine, mentre la candela è simbolo di fede e luce divina. Nonostante il realismo dei dettagli, l’insieme appare curiosamente deformato, in quanto il pittore riprende la stanza dall’alto, a volo d’uccello, mentre le figure, la finestra e gli oggetti appesi sono riprodotti da punti di vista più bassi. Questi espedienti gli permettono di raccontare meglio l’evento, riempiendo la scena di dettagli che trasudano di vita vissuta, tutto ciò a scapito della rigorosa visione prospettica cara agli italiani.
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