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Il Rinascimento nel Regno di Napoli

Dopo la crisi politica attraversata dalle regioni meridionali d’Italia a partire dalla metà del XIV secolo, i primi decenni del Quattrocento sono fortemente segnati dalle lotte tra Angioini e Aragonesi per il predominio territoriale.
E’ Alfonso d’Aragona a ricomporre una situazione di equilibrio, attraverso la riunificazione del Regno di Napoli e della Sicilia sotto un’unica sovranità.
Napoli diviene, così, un polo culturalmente vitale e prestigioso, sebbene isolato fin oltre la metà del secolo rispetto al resto della penisola. Il processo di rinnovamento culturale è stato avviato da Renato Angiò, re di Napoli tra il 1438 e il 1442. Renato è un sovrano di ampia cultura, raffinato conoscitore dell’arte fiamminga, borgognona e provenzale, egli stesso poeta e secondo una traduzione probabilmente infondata, pittore.

Il sovrano era venuto a contatto con l’arte borgognona e fiamminga negli anni di prigionia a Digione, tra il 1430 e il 1432, dove ebbe modo di conoscere Jan van Eyck, al quale probabilmente commissionò l’Annunciazione.
La cultura umanistica, con i suoi riferimenti iconografici dedotti dall’antichità, assumeva un valore di esaltazione del potere centralizzato, e, significativamente, conviveva con altri linguaggi della tradizione medievale.

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