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I principali pittori del Quattrocento

Il frate domenicano Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico (1387 ca.-1455), unisce il rigore mistico con il naturalismo dell’umanesimo fiorentino. Egli utilizza la prospettiva e rappresenta gli elementi della natura, quali fiori, piante, persone, con un raffinato chiaroscuro. Eppure le sue figure, allungate ed elegantemente vestite, appaiono idealizzate. I dipinti di Angelico sono intrisi di luce, quella luce che simbolicamente, fin dal Medioevo, indica la presenza di Dio e che avvolge le figure in un’atmosfera di serena contemplazione. Paolo Uccello (1397-1475) studia la prospettiva con assoluto rigore; di lui dice il Vasari: “Si affaticò e perse tempo nelle cose di prospettiva”. Nella sfugge alle leggi della geometria, se persino i corpi degli uomini sono trattati come puri volumi. Al tempo stesso, però, egli si affida alla fantasia, sconfinando quasi nel sogno. Di una generazione successiva, Piero della Francesca (1415-1492) opera una sintesi delle principali esperienze fiorentine e contribuisce alla loro diffusione. Scrive infatti un trattato, De prospettiva pingendi, in cui in segna le tecniche della rappresentazione prospettica e delle proporzioni dei solidi geometrici. Nato a Borgo San Sepolcro, presso Arezzo, si forma a Perugia e Firenze, ma viaggia e lavora in molte città, come Ferrara, Rimini, Roma e soprattutto Urbino, alla corte dei Signori di Montefeltro. La pittura di Piero è caratterizzata dalla luminosità dei colori e da un rigoroso ordine compositivo. Le sue figure, spesso immobili, sono collocate secondo leggi armoniche, ottenute attraverso rapporti matematici, che rispecchiano la perfezione del creato. Nella colta Firenze dei Medici, Sandro Filipepi, detto Botticelli (1445-1510), interpreta con sensibilità il raffinato clima di corte. Le sue immagini sono volte alla rappresentazione di una bellezza idealizzata e malinconica, che tende all’astrazione. La linea, elegante ed incorporea, prende il sopravvento sui volumi, e si accompagna a colori delicati, ricchi di trasparenze. A partire dal 1492, Botticelli condivide la crisi religiosa e civile che coinvolge Firenze dopo la morte di Lorenzo il Magnifico. Le sue opere si orientano quindi, nei temi e nel linguaggio, verso un forte misticismo.
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