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Antichissima famiglia alla quale pare fosse appartenuto papa Anastasio I(399-401), i Massimo sono citati in documenti dei secoli xii e xiii nel xv secolo ebbe inizio lo splendore della famiglia che controllava l'importante rione di Parione e già le loro vaste e compatte proprietà urbane erano indicate sulle piante dell’epoca sui due lati della stretta via Papale come «I Massimi». Intorno alla metà del xv secolo, Massimo de’ Massimi, che aveva costituito un vasto patrimonio terriero alle porte di Roma, fece costruire un palazzo con portico incorporando alcune case e una torre sul lato settentrionale della via Papale. Aumentarono con i commerci e con l'agricoltura le ricchezze della famiglia.
Pietro, figlio di Massimo, mecenate e collezionista, che in uno degli edifici ospitò nel 1467 la prima stamperia romana,e il nipote Domenico, che fu anche maestro delle strade e conservatore capitolino e condusse vita sfarzosa facendo della sua casa una piccola corte di 160 «bocche» con una privata guarnigione di armati.

Il Sacco di Roma recò enormi danni ai Massimo che in parte ne erano stati responsabili in quanto, pur essendo i più ricchi dei nobili romani, avevano negato a papa Clemente vii i finanziamenti necessari per organizzare le milizie che avrebbero potuto opporsi all’incombente minaccia degli imperiali.
Nei terribili giorni del giugno del 1527ifigli di Domenico parteciparonolla difesa di Castel Sant'Angelo e Domenico riparò presso i Colonna e altri amici badando a non essere riconosciuto per evitare
il pagamento di una taglia.
I palazzi dei Massimo furono occupati dai Lanzichenecchi, furono saccheggiati e incendiati e resi inabitabili. Domenico morì nel 1528si disse di crepacuore, il patrimonio fu diviso trai tre figli e al figlio Pietro dei tre palazzi di famiglia toccò il palazzo del Portico ridotto quasi in rovina. Pietro su questi resti nel 1532 commissionò al pittore e architetto senese Baldassarre Peruzzi l'edificazione di un nuovo palazzo, dandogli istruzioni
perché conservasse il portico e tenesse come modello la casa patrizia classica.
Peruzzi, che ricevette un compenso molto inferiore ai suoi meriti, non solo dovette limitare i costi ma dovette anche tener conto della particolare pianta a cuneo del sito e della curvatura della strada che seguiva l’andamento dell’emiciclo dell’Odeon domizianeo.
L'architetto seguì una sua idea di dimora patrizia classica che adattò al tradizionale impianto del palazzo romano rinascimentale facendo in modo che attraverso i cortili da una strada si potesse vedere la piccola piazza dal lato opposto dell’edificio dove sorge il quattrocentesco palazzo detto Istoriato per la decorazione in monocromato in chiaroscuro con soggetti del Nuovo e del Vecchio Testamento, eseguita nella prima metà del Cinquecento da allievi di Daniele da Volterra o di Polidoro da Caravaggio.
Ne risultò un’imponente costruzione con una maestosa facciata che fu resa simmetrica coprendo vani dell’edificio adiacente. Costruì lo scalone fino alla sala del primo piano, che però non è in asse con la facciata ma con il loggiato posteriore, e ricavò un cortile con un ninfeo, straordinario esempio di purezza architettonica; da questo si passa a un secondo cortile che fa parte del contiguo palazzo Istoriato.
Peruzzi curò particolarmente la decorazione degli interni e del cortile usando i bassorilievi antichi della collezione della famiglia e divertendosi a farne altri di imitazione con la collaborazione di Giovanni da Udine e di altri artisti.
Nel salone rosso era esposto il Discobolo, la copia meglio conservata e più fedele del Discobolo di Mirone che poi fu portata nel palazzo Lancellotti e ora si trova nel Museo nazionale romano. Ancora il palazzo abbonda di sculture classiche e di reperti, splendidi soffitti e decorazioni pittoriche tra cui le Storie di Fabio Massimo dipinte da Daniele da Volterra. Dopo la morte del Peruzzi i lavori furono portati avanti dai suoi aiuti che, intenzionalmente o per incomprensione, apportarono ai disegni del maestro
modifiche fortunatamente non essenziali. Altri cambiamenti e ampliamenti furono
apportati nel secolo xvi e nel secolo scorso. Nel 1871 il principe Camillo Carlo Massimo fece eseguire un radicale restauro del palazzo Massimo alle Colonne che fu soprelevato di un piano e coronato con il pesante cornicione. Nel 1887 nell’interno del palazzo furono ricavati alcuni appartamenti che inglobarono la torre medievale.
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