Il neoclassicismo


Definizione di Neoclassicismo


Il Neoclassicismo è una tendenza culturale che si sviluppa tra il 1750 e il 1830 in Europa.
Il Neoclassicismo in Pittura, in Scultura e in Architettura
Per quanto riguarda la pittura i neoclassici vorrebbero usare la mitologia in senso morale ed educativo. Vogliono compiere rappresentazioni senza pennellate vivaci e sottili ma con contorni netti, larghe campiture di colore (stesura uniforme del colore), schematismi e rigidezze compositive dando spazio a simmetria e armonia e rendendo fondamentale il disegno.
Per quanto riguarda la scultura si escludono le finezze e le estrosità del passato.
Per quanto riguarda l’architettura la città si rinnova rifacendosi ai classici sacri e pagani. Si prediligono modelli che gareggiavano con l’antico in grandiosità e in solennità e si distinguevano per un implacabile semplificazione geometrica.

Il disegno nel Neoclassicismo


Il disegno lineare è fatto da schemi di linee con calcoli matematici, significa raffigurare qualcosa disegnandone il contorno. Una delle sue caratteristiche principali è sicuramente il fine tratto lineare che non esiste in natura e non si da alla percezione del vero ma traduce in cognizione intellettuale la percezione sensoriale dell’oggetto.
La formazione scolastica dell’artista si basa sullo studio di incisione al tratto da opere del passato. Si vuole educare alla chiarezza assoluta della linea che riduce all’essenziale e non da luogo al probabilismo delle interpretazioni.

Le forme nel Neoclassicismo


Le forme in ambito neoclassico sono forme segno ossia nelle quali a dare la forma è il segno tramite il contorno interno ed esterno a differenza delle forme romantiche che sono forme colore ossia nelle quali a dare la forma, invece, è appunto il colore.
Opposizione morale tra Neoclassicismo e Barocco/Roccocò
Nell’Europa neoclassica, già dagli anni 70, i Neoclassici iniziavano a rifiutare le caratteristiche di Barocco e Roccocò considerandoli esponenti di un mondo immobile, tradizionalista, amorale e gaudente (pieno di gioia, ricercatore di agi e piaceri).
Per quanto riguarda la pittura i Neoclassici respingono l’uso della mitologia come pretesto per rievocazioni morbide e sensuali per dare spazio a soggetti moraleggianti. Inoltre respinsero le pennellate vivaci e sottili.
Per quanto riguarda la scultura rifiutavano le finezze e le estrosità.
Per quanto riguarda l’architettura si rifiutano soluzioni scenografiche e fastose e la policromia delle decorazioni.
Scene di morte e monumenti sepolcrali nel Neoclassicismo
In questo periodo il concetto della vita eterna in un altro mondo inizia a perdere valore lasciando spazio al concetto di immortalità sulla terra.
In ambito neoclassico diverse opere rappresentano la componente a-cristiana dell’immortalità sulla terra vedendo quindi che in queste ultime l’accento si sposta dalle problematiche dei beati in paradiso e i valori dell’amore all’ammirazione e al dolore di chi sopravvive sulla terra.

Winkelmann


Archeologo, Storico dell'arte e Bibliotecario tedesco che nacque nel 1716. Nella sua terra d'origine aveva studiato teologia, medicina e matematica; aveva quindi lavorato come bibliotecario appassionandosi alla lettura dei testi classici greci. Infatti per lui la classicità è solo greca. Li rivaluta dicendo che si penso allo stile greco come generale ma in realtà quest’ultimo è diverso in tutte le nazioni. Egli ne ricerca l’essenza e crede che per mettere in luce i sentimenti dei protagonisti sia necessario non rappresentare il mentre di un’azione ma il prima o il dopo perché è proprio in questi due momenti che si ha una riflessione da parte dell’uomo. Winkelmann scrisse dei libri proprio sull’arte greca: “Pensieri sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura” (pubblicato nel 1755, perché già in questo periodo era iniziata la polemica sulla poca originalità dei neoclassici, così Winkelmann spiega che i neoclassici non vogliono copiare gli antichi ma ne vogliono trovare l’essenza) e “Storia dell'arte nell'antichità” (pubblicato nel 1764). Morì assassinato l'8 giugno del 1768.
Il suo ideale di bellezza/natura ha la sua sintesi nella frase “Eine edle Einfalt und eine Stille Grosse” ossia “Una nobile semplicità e una quiete grandezza”.
Con semplicità egli intende andare all’essenza eliminando gli orpelli.
Con nobiltà intende lavorare in segno dell’educazione e dei valori alti.
Con calma, quiete grandezza intende la grandezza di greci, la dignità.

Un esempio dell’ideale di Winkelmann può essere “L’Apollo Farnese”, infatti un’opera che diventa un modello eccezionale.
In questa scultura l’uomo raffigurato è Apollo e, dal modo in cui è posto, sembra che stia tenendo in mano un arco. Nella mano destra tiene l’alloro mentre nella mano sinistra tiene la cetra. Possiamo descriverlo oggettivamente bello.

Un’altra opera che Winkelmann analizzò e che fece diventare un modello di bellezza classica è il gruppo scultoreo di “Laocoonte e i suoi filgi” (Agesandro, Atenodoro di Rodi e Polidoro, robabile copia marmorea eseguita tra I secolo a.C. e I secolo d.C. di un originale bronzeo del 150 a.C. circa, marmo, 242 cm, musei Vaticani) quest’ultimo è di origine romana, infatti lui, che accetta solo l’arte greca come arte classica, lo analizza senza saperlo. Quest’ultimo è un gruppo scultoreo nel quale si ha Laocoonte che lotta contro un mostro. Nella scultura sono presenti anche i figli e Laocoonte mostra un gigantismo rispetto a loro. Si può capire che sia vecchio dalla barba ma il corpo è perfetto e giovane. Il suo viso non è sofferente ma fiero. Anche in quest’opera non viene rappresentato il mentre.
La scena raffigurata è raccontata nell’Eneide di Virgilio e si tratta di Laocoonte ossia il sacerdote troiano che aveva capito l’imbroglio del cavallo di Troia. Per far si che lui non potesse rivelare il segreto, i greci, che avevano dalla loro parte le divinità, scatenarono due serpenti per uccidere lui e i suoi figli soffocandoli.

Nel momento in cui Winkelmann commenta questo gruppo scultoreo spiega il dolore di Laocoonte facendo dei riferimenti psicologici paragonandolo ad uno saggio stoico che tramite la ragione contiene le espressioni naturali del dolore fisico.
Lessing, invece, contrapponendosi a Winkelmann, si riferisce ad un aspetto estetico dicendo che se Laocoonte non è stato rappresentato con un’espressione di dolore è stato perché l’urlo non è previsto in un principio dell’arte antico, è brutto.
In quest’ambito si pronunciarono in molti tra cui Goethe e Hirst: mentre Goethe da ragione a Winkelmann, Hirst dice che Laocoonte non è stato raffigurato con un’espressione di dolore perché in quel momento era sul punto di morire soffocato e dunque non aveva le forse per urlare.
In ogni caso, valutati tutti i commenti, si può dedurre che comunque a Laocoonte non è stata attribuita un’espressione di dolore perché, per questo movimento, sarebbe risultato antiestetico.

Raphael Mengs


Mengs è stato un pittore e un teorico boemo nato nel 1728 e morto nel 1808.
Egli realizzò delle opere come “Il Parnaso”, 1760-1761, Affresco, 300x600, Roma (Villa Albani) e inoltre scrisse anche “Pensieri sulla bellezza e sul gusto in pittura” pubblicato nel 1762.
Il suo ideale di bellezza era un insieme di rispetto rigoroso di regole, imitazione dei grandi maestri, scelta di quanto in natura è “il meglio e più utile”.
Si può dire che con quest’ultimo concetto Mengs riprenda un pensiero di Raffaello Sanzio. Quest’ultimo sosteneva che si dovesse rappresentare si la natura ma che l’uomo, in quanto soggetto pensante dovesse guardare diversi soggetti per scegliere coloro che più rispondevano ai canoni classici. Dunque arriviamo al concetto che non si deve rappresentare ciò che la natura fa ma ciò che dovrebbe fare.

Villa Albani


Villa Albani è stata costruita nel 1786 dall’architetto e scultore italiano Carlo Marchionni in via Salaria a Roma per il cardinale Alessandro Albani, nipote di papa Clemente XI. Albani decise di collezionare opere di arte greca, per questo ritenuto promotore della cultura, e di convocare Winkelmann per poter sistemare le opere. Winkelmann non avrebbe mai potuto rinunciare a questo ruolo visto che si tratta del suo specifico campo. Dopo l’assemblaggio delle opere si ebbero dei cenacoli con i maggiori intellettuali di quel tempo che fecero divenire Villa Albani il centro della cultura occidentale. Inoltre quest’ultima può essere ritenuta il centro direttivo dell’estetica neoclassica visto lo stile delle opere presenti al suo interno e anche vista la presenza di Winkelmann e Mengs.
Infatti al suo interno troviamo il “Parnaso” di Mengs.

Confronto tra il Parnaso di Raffaello e il Parnaso di Mengs


Per quanto riguarda quello di Raffello è un affresco situato in una delle stanze del vaticano dedicata a Raffaello nel 1511.
In questo affresco egli mette a confronto poesia e sapienza infatti Apollo è un musagete che guida le muse, rappresentate come ancelle. Apollo è il dio della luce, dell’arte e della musica nato da Zeus e Leto per diffondere l’arte che diffonde servendosi di nove muse nate da Zeus e Mnemosine.
L’affresco è in prospettiva e si sviluppa in più piani e le figure seguono l’immagine semicircolare.
Per quanto riguarda quello di Mengs, quest’ultimo per rappresentare la figura di Apollo si è ispirato all’Apollo farnese per quanto riguarda la posizione, però quest’ultima non è uguale ma è speculare.
Nell’affresco di Mengs prevale il primo piano perché nel Neoclassicismo dev’essere tutto ben chiaro e posto in evidenza.
Anche qui sono raffigurate le muse e la loro madre Mnemosine è posta seduta e pensante poco dietro Apollo. Le muse si recano nel monte Parnaso perché lì si trova un fiume le cui acque sono purificatrici. Quest’acqua serve alle Muse perché, per raggiungere Apollo e Delfi hanno bisogno di purificarsi.
Per quanto riguarda l’asse di simmetria, Apollo si trova nel punto più alto abbracciando tutte le altre figure mentre il punto più basso è il fiume, quindi si forma un ovale.
Le donne sono raffigurate in modo simile a com’erano raffigurate nelle domus di Ercolano e Pompei.

Boucher e l’arte erotica


Boucher era un’artista neoclassico ed era il massimo esponente dell’arte erotica. Il suo quadro più conosciuto è “Leda e il cigno” realizzato nel 1742, in cui Zeus viene rappresentato sotto forma di cigno perché appunto trasformandosi in esso riesce a catturare amorosamente la donna Leda.
L’arte erotica non si lega solamente all’atto fisico ma anche al rapporto sentimentale. Si rappresentano soggetti nudi perché la nudità è il nostro stato naturale, infatti l’iconografia della verità è una figura femminile nuda.

Rousseau


Rousseau sostiene che le opere presenti nelle gallerie e nei musei non siano immagini di uomini che hanno arricchito il Paese o lo hanno difeso, ma sono immagini tratte dalla mitologia antica e frutto di azioni viziose, in modo tale che i bambini possano riconoscere e capire queste azioni prima di riuscir a leggere.

Diderot


Diderot sostiene, invece, che l’opera d’arte è interessante se il suo contenuto è morale e sociale. Dunque l’artista deve essere filosofo e uomo onesto nello stesso tempo. La funzione dell’arte è rendere la virtù attraente e il vizio odioso, quindi rendere ridicolo il mondo. L’artista compone le sue opere sui principi dell’onestà e solo così si capiscono le cose da evitare.
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