Neoclassicismo

Nella seconda metà del Settecento si affermano nuovi ideali di fiducia nella ragione, uguaglianza e valore morale e con questi la conseguente idea che l’arte non dovesse essere qualcosa di frivolo e individualista ma ispirare comportamenti nobili. Per questo i modelli di riferimento sono ancora una volta l’arte classica greca e romana, le quali opere vanno studiate e prese ad esempio per la loro armonia ed equilibrio dove prevalgono ragione e razionalità piuttosto che passioni e impetuosità.
Una delle parole chiavi di questo periodo artistico è “bellezza ideale”; come nell’antico mondo greco e romano quindi le figure e la natura sono idealizzate, originarie e private delle imperfezioni. Prevalgono ad esempio statue di eroi della mitologia, perfetti nelle forme e nello stesso tempo saggi e razionali: la bellezza esteriore coincide con la virtù interiore.
Questo periodo che riprende il classicismo viene perciò denominato “neoclassicismo” nella seconda metà dell’Ottocento ma con un intento e un’accezione quasi negativa. Si intendeva con questo termine un’arte non innovativa, che non faceva altro che riesumare e copiare il passato.

Canova

Antonio Canova si forma inizialmente a Venezia per poi spostarsi a Roma dove cambia completamente il suo pensiero artistico. Ha lavorato per i nobili veneti e romani, per il Papa, Napoleone e le grandi famiglie italiane grazie ai suoi stili e un ideali di bellezza completamente neoclassicisti ma originali e studiati nei dettagli, rappresentando le idee di Winckelmann e seguendo il modello di Policleto.
Le parole chiave della scultura di Canova sono: grazia, sensualità, armonia, equilibrio e una particolare attenzione per luci e ombre, che esaltano l’ossimoro del sentimento e del calore nella pietra di per sé inespressiva e fredda.
Per quanto riguarda il lato pratico Canova realizzava le sue sculture utilizzando della creta per creare un calco in gesso a grandezza naturale, delineato per riportare le misure sul marmo e con l’aiuto di un compasso, ovvero uno strumento composto da un piattello e delle corde pendenti in verticale. Il marmo andava poi sbozzato dagli allievi e completato dall’artista.

Opere


• Teseo e il Minotauro
• Amore e Psiche
• Ercole e Lica
• Paolina Borghese (come Venere vincitrice)
• Le Grazie
• Monumento funebre a Maria Cristina

Teseo e il Minotauro


L’opera rappresenta metaforicamente la lotta tra ragione e bestialità (rispettivamente l’eroe Teseo e il mostruoso Minotauro) con la sconfitta di quest’ultima.
Teseo siede sul corpo morto della creatura e la furia lascia il posto ad un sentimento più pacato, di riposo ma anche una sorta di pietà per il nemico, rispetto leale.
Teseo incarna l’ideale neoclassicista di perfezione e bellezza, vigoroso ma non esageratamente.
Anche il Minotauro, pur essendo una creatura mostruosa è idealizzato, non eccessivamente osceno e crudo. I due corpi se pur molto diversi non sono del tutto contrapposti ma sembrano appartenere allo stesso mondo, come a simboleggiare che la ragione domina la passione ma entrambe sono caratteristiche umane.

Amore e Psiche


Amore e Psiche è un mito tratto da “l’asino d’oro di Apuleio”. È realizzata in marmo lavorato sapientemente in modo tale da rendere le figure sinuose con un andamento melodico, sensuali e mordide.
Psiche si abbandona nelle braccia di Amore dopo essere svenuta per aver aperto un vaso proibito.
Le due figure si sfiorano appena, con una tensione armonica quasi sospesa nel tempo.
La composizione è ideata per poter essere guardata girandoci intorno, con particolari sempre diversi da ogni angolazione.
La struttura è formata da un cerchio centrale formato dalle braccia degli amanti dal quale si dispiegano una serie di triangoli orientati in diverse direzioni.

Ercole e Lica


La scultura rappresenta l’eroe Ercole che scaglia Lica con violenza per avergli donato una veste avvelenata e Lica che si aggrappa alla criniera di un leone per non essere scaraventato in avanti.
La composizione è completamente nuova ed originale, equilibrata ma inusuale.
La sinuosità è particolarmente evidente e lo stesso il movimento fluido dei due soggetti. Ogni figura trattiene l’altra agli estremi fino ad esasperare il dinamismo già presente.
L’opera è sospesa, in bilico tra quello è e quello che potrebbe accadere nell’attimo successivo alla scena.

Paolina Borghese


Paolina è rappresentata come Venere vincitrice con il pomo della discordia in una mano e sdraiata su un tipico cline romano, bellissima e fiera con un drappo a coprire i fianchi, una donna libera ma tipicamente di rappresentazione etrusca ma anche una venere di Giorgione o Tiziano.
La statua celebra sia la bellezza della donna ma anche la famiglia di provenienza.
C’è un misto di erotismo e freddezza in questa figura e la linea generale è orizzontale ed equilibrata attraverso vuoti e pieni nella pietra.
Per permettere allo spettatore di ammirarla in tutta la sua bellezza Canova aveva installato un meccanismo rotante.
Nonostante tutto Paolina provava molta vergogna di quest’opera tanto da proibirne l’esposizione al pubblico e persino agli amici.

Le Grazie


L’opera rappresenta le 3 Grazie come mai prima d’ora. Le figure sono tutte e tre frontali a differenza del passato ed esprimono dolcezza ed equilibrio. Le donne stanno danzando e sono quasi sollevate. C’è uno scambio di sguardi e il marmo sembra carne delicata, arricchito da una patina rosata. E’ presente un gioco di pieni e vuoti e le figure sono armonizzate da incavi che risaltano luci e ombre.
[6] Monumento funebre a Maria Cristina: Il monumento ha una struttura piramidale con una porta aperta e buia verso l’aldilà. Sono presenti diversi personaggi tra i quali una donna con due fanciulle che portano un vaso e delle ghirlande di fiori → cortei funebri
una donna con un vecchio → beneficenza tomba → sacri affetti
leone dormiente e giovane alato → fortezza lenzuolo → contatto fra vivi e morti

Jacques-Louis David


Jacques Louis David è stato un pittore francese con un grande interesse per l’arte pittorica italiana, soprattutto Caravaggio.
Vince il Prix de Rome e viene in Italia
Per formarsi. In Italia asserisce di aver “recuperato la vista”. La sua idea di arte è qualcosa di pedagogico e morale.

Opere


• Belisario chiede l’elemosina
• Il giuramento degli Orazi
• Morte di Marat
• Napoleone valica il San Bernardo
• Marte disarmato da Venere e dalle Grazie
• Consacrazione di Napoleone

Belisario chiede l’elemosina


In questo quadro David raffigura un grande generale romano oramai vecchio e cieco che al lato di una strada chiede l’elemosina aiutato da un fanciullo. Mentre una donna lascia cadere nell’elmo prezioso una moneta, un soldato che riconosce l’identità del mendicante ne rimane profondamente scioccato e alza le mani in segno di sorpresa. Le figure sono ben delineate e solide, i colori accesi e la luce diretta le inquadra. Sullo sfondo sono presenti delle rovine e in primo piano delle gigantesche colonne.
Il messaggio che David lancia con questo quadro è che Fortuna e Fama sono effimere. Una volta svanite ciò che rimane sono i valori Cristiani e morali.

Il giuramento degli Orazi


il dipinto si presenta come una sorta di palcoscenico sul quale vediamo tre fratelli della famiglia degli Orazi in giuramento di guerra di fronte al padre che tiene in mano le loro spade. Essi stanno giurando fedeltà alla patria in vista di combattimenti contro i Curiazi di Albalonga.
La scena si sviluppa in tre blocchi distinti: i tre fratelli a sinistra, il padre al centro e le donne a destra, che piangono e pregano, anticipando già quello che potrebbe succedere nella battaglia: un elemento assolutamente pre-romantico.
La luce è esplicita e i colori sono studiati in modo tale da differenziare gli stati d’animo dei personaggi; gli indumenti dei figli e il mantello del padre sono di un rosso intenso, vivo e combattivo mentre di un rosso iù pacato la veste di una delle donne.

Morte di Marat


David, giacobino, rimase profondamente turbato dall’uccisione di Marat.
Gli fu commissionato un quadro ed egli decise di rappresentare il momento subito dopo la morte, come simbolo di sacrificio patriottico.
Marat era affetto da una malattia cutanea per la quale era costretto a fare frequenti abluzioni. Un giorno Charlotte Corday, figura rivoluzionaria, manda una lettera e richiede di essere ricevuta con urgenza e attraverso l’inganno uccide Marat pugnalandolo al petto direttamente nella vasca da bagno.
La vasca sembra quasi un altare. La ferita è be visibile e il lenzuolo è macchiato di sangue mentre in terra giace il coltello.
Marat tiene in una mano la lettera della Corday e nell’altra, cadente, la penna. Su una cassetta di legno usata come scrittoio è incisa la dedica a Marat del pittore. David ha voluto rappresentare la quotidianità e l’umanità della scena aggiungendo anche un sacralità rappresentata dalla disposizione di spalle, braccia e testa come nella deposizione di Cristo di Caravaggio.

Napoleone valica in G. S. Bernardo


David diventa pittore di corte di Napoleone e in questo quadro lo ritrae mentre cavalca un cavallo rampante come Annibale e Carlo Magno. Le figure sono delineate e idealizzate. Il mantello di Napoleone si libra in aria dando un senso di forza e di movimento all’azione. L’intento è assolutamente celebrativo e il pathos che ne traspare è una delle caratteristiche più evidenti dello stile pittorico di David.

Consacrazione di Napoleone


Il quadro ritrae tutta la corte di Francia minuziosamente eseguita che assiste alla presa di potere di Napoleone, nel momento in cui egli stesso pone la corona sul capo di Giuseppina.
L’attenzione ai dettagli è impressionante, soprattutto nei visi e nelle vesti.

Marte disarmato da Venere e dalle Grazie


Dopo la caduta di Napoleone David fugge in esilio volontario in Belgio ed abbandona i temi solenni ed edificanti che fino ad allora aveva dipinto per dedicarsi ad un’arte più leziosa priva di temi politici.
Marte, Dio della guerra, viene reso innocuo dalla forza dell’amore in uno scenario quasi onirico, paradisiaco.
Venere seduce il Dio mentre le Grazie offrono del vino e portano via elmo e scudo. Cupido gli slaccia i calzari.
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