Concetti Chiave
- Michelangelo si dedicò alla creazione di una tomba monumentale per Papa Giulio II, ma il progetto subì modifiche e interruzioni, culminando in un adattamento lontano dalle sue intenzioni originali.
- Le difficoltà incontrate dall'artista includevano richieste di varianti da parte del papa e la mancanza di fondi per il marmo, causando la sua crescente amarezza e disinteresse.
- Il progetto della tomba prevedeva tre varianti, con figure simboliche come gli Schiavi o Prigioni alla base, rappresentando l'uomo prigioniero dei propri limiti e la lotta per l'ascesa.
- La statua di Mosè, scolpita da Michelangelo, cattura un momento di rabbia e tensione, simboleggiando la forza del contenimento e l'impegno per mantenere il controllo.
- Secondo Freud, Michelangelo non intendeva creare un modello ideale di Mosè, ma piuttosto rappresentare la complessità del suo stato emotivo e la sua umanità.
Michelangelo e la tomba di Giulio II
Michelangelo prende a cuore la committenza del Papa Giulio II, un uomo energico, decisionista, ambizioso ma anche lungimirante sugli artisti da chiamare a Roma. Egli chiede all’artista una tomba monumentale da collocare in un punto prestigioso in San Pietro, come se fosse il migliore dei papi. Ma a questa “yubris” seguirà la “nemesi ”di essere poi sepolto in San Pietro sì ma in Vincoli e con un adattamento lontano dal progetto di Michelangelo.
Interruzioni e varianti del progetto
I lavori saranno interrotti più volte, il papa chiede varianti e non anticipa i soldi per il marmo, che vengono scelti e acquistati dall’artista stesso sempre più amareggiato da tutti questi ostacoli e dal crescente disinteressamento di Giulio II. Ogni lavoro è per l’Artista un processo personale di catarsi, attraverso la sua fatica, sino al raggiungimento dello scopo: raccontare il valore dell’ascesa. Nelle tre varianti del progetto l’idea è sempre la stessa: alla base gli Schiavi o Prigioni, uomini nudi, muscolosi, “contrapposti “, ”non finiti”: l’uomo prigioniero dei suoi limiti. Al secondo livello vi sono due figure bibliche di riferimento a cui l’uomo può ispirarsi, tra cui si riconosce Mosè. Alla cima si trova invece la figura del Papa (recenti studi riconoscono la mano dell’Artista).
La statua di Mosè
La statua fu posta a terra, alla morte di Giulio II, ma Michelangelo l’aveva scolpita per il primo piano quindi in prospettiva. Inutile parlare della sua perfezione anatomica ma è l’espressione che colpisce del corpo e del volto.
Il critico De Tolnay immagina Mosè appena giunto tra il suo popolo dopo aver ricevuto sul monte Sinai le Tavole della Legge. Sta per elencarle quando viene attratto da qualcosa che lo fa infuriare: il Vitello d’oro. Tutto il suo corpo è contratto, i muscoli delle braccia, le mani, le dita che stringono a caso le ciocche della barba. La gamba spostata indietro fa comprendere che Mosè sta per alzarsi e andar via infuriato, nel frattempo il suo braccio destro si solleva e le Tavole cadranno frantumandosi. Freud afferma che Michelangelo ha scolpito Mosè infuriato e basta, non si trattava di un modello da seguire. Secondo Freud Michelangelo non voleva rappresentare un uomo modello a cui ispirarsi. Questo momento, invece, è quello della rabbia sì ma anche quello della forza del contenimento, quei muscoli tesi tradiscono l’ immane sforzo fatto dal Patriarca per calmarsi. Così deve fare e comportarsi l’uomo.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della committenza di Giulio II per Michelangelo?
- Come si manifestano le difficoltà nel progetto della tomba di Giulio II?
- Qual è l'importanza della statua di Mosè nel contesto della tomba?
- Come viene interpretata l'espressione di Mosè secondo Freud?
La committenza di Giulio II rappresenta per Michelangelo un'opportunità e una sfida, poiché il Papa desidera una tomba monumentale che rifletta la sua grandezza, ma le interruzioni e le varianti richieste dal Papa rendono il progetto complesso e frustrante per l'artista.
Le difficoltà emergono attraverso le interruzioni dei lavori, le richieste di varianti da parte del Papa e la mancanza di finanziamenti per il marmo, causando crescente amarezza in Michelangelo, che continua a lavorare con passione nonostante gli ostacoli.
La statua di Mosè, scolpita con una perfezione anatomica straordinaria, rappresenta un momento di intensa emozione e rabbia, catturando l'essenza del Patriarca nel suo conflitto interiore, simbolizzando la forza del contenimento e la lotta contro i propri limiti.
Freud interpreta l'espressione di Mosè come un momento di pura rabbia, sottolineando che Michelangelo non intendeva rappresentare un modello ideale, ma piuttosto un uomo in lotta con le proprie emozioni, evidenziando la tensione e lo sforzo per mantenere il controllo.