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Piazza del Campidoglio


Dopo la scultura anche l’architettura è un grande interesse di Michelangelo, poiché anch’essa si basa sulla modellazione dimensionale degli spazi e offre più possibilità della pittura. Vediamo in particolare il suo intervento sul Campidoglio.
Il Campidoglio è uno dei colli storici della Roma antica. Su di esso esisteva l’edificio che nel medioevo era stato usato come sede del governo locale, Palazzo Senatorio.
È un luogo che però nel corso del tardo medioevo, nel 1400 era stato relegato a un ruolo urbanisticamente di poca importanza. Come posizione si trova al di sopra dei fori imperiali, posizione strategica nella Roma imperiale, che perde nel corso dei secoli successivi.
All’inizio del 1500 però il papato decide di avviare una serie di interventi di rinnovamento urbanistico, anche per realizzare una Roma nuova e più moderna e per riprendersi definitivamente dal sacco di Roma avvenuto nel 1527 ad opera dell’esercito imperiale di Carlo V, che era stato uno degli episodi più neri della storia di Roma.
Il papa affida allora a Michelangelo l’incarico di ripensare la piazza. Opposto alla scalinata che conduce alla piazza c’è il Palazzo Senatorio. C’è poi un altro edificio, Palazzo dei Conservatori. L’idea di Michelangelo è quella di intervenire sulle facciate, rivisitando integralmente la composizione e rinnovandone l’immagine in modo da adeguarla ai canoni dell’architettura cinquecentesca. L’obiettivo però, anche su esplicita richiesta del papa, era quello di ricollocare in questo luogo la statua equestre di Marco Aurelio, affinché si stabilisse una sorta di connessione tra la Roma imperiale e quella cinquecentesca. Si tratta di una delle più celebri statue equestri bronzee di età romana (quella che c’è adesso è una copia, per evitare che l’originale si deteriori). Michelangelo la colloca al centro di una geometria di forma ovale, che contiene al suo interno una geometria molto complessa. Si compone di una stella di 12 punti dalle quali si dipartono una serie di curve geometriche che ampliano le punte, forse evocando i segni zodiacali o gli apostoli (è difficile l’interpretazione).
L’aspetto interessante però è che la pavimentazione non è concepita come bidimensionale: la forma ovale è leggermente complessa. M. da rilievo anche a un semplice disegno di superficie. Questo consente, anche se il rilievo non è particolarmente alto, di alzare la posizione della statua e enfatizzarne la vista mettendola in rilievo. Ovviamente tale convessità si percepisce poco, ma è un elemento che consente di comprendere come l’interpretazione di Michelangelo sia sempre tridimensionale. Qualsiasi disciplina e tema affronti, tende sempre ad esaltare la terza dimensione.
La piazza per altro finisce quindi con l’avere uno schema simmetrico per l’aggiunta di un secondo palazzo di fronte a palazzo dei Conservatori, detto Palazzo Nuovo. È identico e speculare al primo, in modo da generare una geometria simmetrica e uno spazio trapezoidale all’interno del quale si contiene l’ovale.
Il palazzo dei Conservatori riprende a tutti gli effetti la tipologia rinascimentale con il cortile al centro, mentre Palazzo Nuovo ha una profondità molto limitata, a causa della preesistente Basilica e della Rupe Tarpea (che scende verso i fori), che impedivano di allargarlo ulteriormente. Ma esso serviva solo per configurare uno schema simmetrico e ridisegnare definitivamente la piazza. Con questo nuovo disegno tale piazza non si rivolge più verso i fori, cioè verso la Roma imperiale del passato, ma verso Nord, cioè verso la Roma cinquecentesca. L’ampia scalinata di andamento leggermente trapezoidale indica la direzione verso la nuova città, mentre l’elemento di connessione con il passato rimane la statua di Marco Aurelio.
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