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La rivoluzione del ritratto di Antonello

Assieme a Giovanni Bellini, Antonello ha rinnovato la tradizione italiana della ritrattistica di profilo, adottando il ritratto di tre quarti a mezzo busto, introdotto da Jan van Eyck e da Roger Van der Weyden negli anni 30 del Quattrocento e affermatosi anche attraverso la diffusione dei ritratti scolpiti.
Come nei maestri nordici, egli rappresenta figure in primissimo piano, emergenti dal fondo scuro attraverso una luce nettamente direzionata, facendo intuire lo spazio in cui sono inserite e consentendo di coglierne la stabilità.
La luce modella la forma plastica e indaga tanto i particolari epidermici del soggetto, quanto la sua dimensione psicologica.
A questi risultati Antonello è pervenuto anche grazie alle possibilità offerte dalla nuova tecnica a olio: attraverso progressive velature di colore, infatti, questa consente di esaltare gli effetti di trasparenza e la sensibilità ai valori chiaroscurali.

Nell’aprile del 1476 Antonello lascia Venezia alla volta della Sicilia, dopo aver rifiutato un incarico come ritrattista di corte a Milano, presso Galeazzo Maria Sforza. Egli non lasciò in Sicilia una scuola vera e propria; lo stesso figlio Jacobello si è limitato a replicarne i modelli.

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