pexolo di pexolo
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Resurrezione di Teofilo


Il gesto di Masaccio è così eversivo da risultare isolato: non è infatti ripreso almeno fino al 1482, anno in cui Filippino Lippi porta a termine il grande affresco iniziato da Masaccio. Esso, che rappresenta un episodio degli Atti degli Apostoli, mette in scena una folla di personaggi come non si era mai vista prima in un affresco di soggetto religioso: non si tratta di personaggi della scena sacra ma di borghesi fiorentini, raffigurati con una sorprendente intensità fisiognomica (tanto che si potrebbe parlare di un «ritratto collettivo»), molti dei quali sono stati addirittura riconosciuti. Svuotandosi del suo contenuto sacrale, è come se la scena religiosa colmasse tale vuoto con una folla di personaggi profani, fino ad allora esclusi dallo spazio sacro della raffigurazione. Ma i borghesi fiorentini, in un’irruzione così massiccia da risultare inedita, non appaiono nemmeno come degli intrusi: è piuttosto l’episodio miracoloso ad apparire come un «incidente», un dettaglio, nella grande scena profana dove i veri protagonisti dialogano, si osservano, si scrutano. Paradossalmente, se messi a confronto, l’affresco di Massaccio è concettualmente più vicino a Le rendez-vous des amis di Max Ernst (1922) che non agli affreschi dell’Angelico o alla stessa Primavera del Botticelli (solitamente vista come un classico esempio del ritorno neopagano, ma ancora una «scena sacra»).
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