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La cacciata dal Paradiso terrestre


L’affresco di Masaccio ‘Cacciata dal Paradiso Terrestre’ o ‘Cacciata dall’Eden’ (214 x 90 cm) appartiene anch’esso al ciclo della Cappella Brancacci e raffigura Adamo ed Eva nel momento in cui l’angelo di Dio li caccia dall’Eden.
Capisco il messaggio dell’affresco partendo dal concetto di ‘ uomo artefice del proprio destino ’ (l’uomo fa delle scelte e in base a queste ci sono delle conseguenze.
L’episodio dell’affresco è un classico esempio di libero arbitrio che fa capire all’uomo del Quattrocento che guardava l’affresco che la concezione antropocentrica di cui c’era ancora timore, è sempre esistita sin dai primi libri della Bibbia. Adamo ed Eva in base alla loro scelta di mangiare il frutto proibito hanno compiuto il loro destino.
Masaccio non trascura nemmeno qui il concetto di individualismo dell’uomo e me lo fa capire tramite l’espressione. In un quadro del 1400 dove è importante la minuziosità delle fattezze umane ecc. rimango perplessa quando guardo il volto di Eva. Masaccio penalizza il naturalismo, ossia la perfetta esecuzione dei lineamenti, infatti il volto della donna non è dettagliato ma approssimato; questo voluto perché Masaccio riteneva più importante in questo affresco far vedere e percepire l’introspezione psicologica della figura (la disperazione interiore di Eva)

Masaccio tratteggia in atteggiamenti molto spontanei i due personaggi. Adamo si vergogna di farsi vedere mentre piange disperato e per questo si copre il volto non curante della sua nudità mentre Eva si accorge della sua nudità e, conseguentemente, ne prova vergogna cercando di coprirsi i seni e il pube. Ognuno copre quello di cui prova maggiore vergogna, ecco la spontaneità che tratteggia Masaccio.

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