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Martirio di San Sebastiano, Antonio e Piero del Pollaiolo

La pala con il Martirio di San Sebastiano evidenzia l’influsso della pittura nordica: nell’uso precoce a Firenze del colore a olio (ancora sperimentale e non corretto) e nella rappresentazione del paesaggio ampio e disteso all’orizzonte, probabilmente uno scorcio della valle dell’Arno studiato dal vero.
Se la figura del santo ricorda la statuaria greca e romana, quelle degli arcieri riportano agli studi per la rappresentazione dello sforzo muscolare nell’azione, al centro delle ricerche di Antonio: gli uomini sono disposti attorno a Sebastiano secondo uno schema centrico, associati a due a due da un principio di simmetria o di corrispondenza inversa; probabilmente sono la trasposizione, sul piano pittorico, degli studi sul movimento realizzati attraverso la tecnica scultorea e corrispondono ad una stessa figura osservata da punti di vista diversi.

Il suo atteggiamento determina una definitiva rottura con l’approccio geometrico di Piero della Francesca, peraltro mai realmente assimilato dalla cultura fiorentina. Alla ricostruzione del mondo per forme certe e assolute, Antonio contrappone il divenire, il movimento e la variazione incessante, la gamma delle emozioni umane, con studi che saranno preziosi per il giovane Leonardo nella sua fase di formazione.

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