Video appunto: Mantegna, Andrea - Trasporto del corpo di San Cristoforo

Trasporto del corpo di San Cristoforo



Si tratta di un affresco, collocato nella cappella Ovetari a Padova e strettamente unito al “Martirio di S. Cristoforo” di cui prosegue la stessa ambientazione. La separazione fra i due affreschi è costituita da una colonna che sostiene un pergolato e che ha anche la funzione di cornice.
L’affresco è molto malandato. Nel 1865, esso fu staccato dal muro della cappella per motivi legati alla conservazione ed è uscito indenne dai bombardamenti di Padova del 1944. Lo scenario rappresenta una piazza di Padova, da cui, in lontananza, si distinguono dei comignoli alla veneziana; i palazzi sono decorati con rilievi marmorei antichi e da alcune bandiere arrotolate. Tra i personaggi, il pittore ha voluto raffigurare alcuni suoi amici come lo Squarcione, di cui Mantegna era stato allievo. Il Vasari lo identifica in una “figuraccia corpacciuta con una lancia e una spada”. Egli vi rappresenta anche dei suoi nemici come il boia del santo, che, purtroppo, oggi non siamo in grado di identificare. La testa di S. Cristoforo non è più visibile, ma sappiamo che essa era dipinta in primo piano su di un vassoio, collocato nel bel mezzo della scena.

Mantegna conosceva molto bene la tecnica della prospettiva; infatti, egli colloca il punto di fuga fra i due riquadri (Martirio e Trasporto di S. Cristoforo) in modo da permettere all’osservatore di percepire come i due episodi siano contemporanei. L’artista si serve della prospettiva anche per dare movimento alla scena poiché si ha l’impressione che alcuni personaggi si muovano per occupare alcuni spazi e lasciarne liberi altri. È come se l’osservatore si trovasse davanti la scena di un teatro; infatti la quarta parete resta aperta per il pubblico e la scenografia e tutti gli attori sono collocati in modo armonico. L'uso di un punto di vista ribassato permette di collocare il corpo del santo in scorcio e di dilatare lo spazio.