Video appunto: Mantegna, Andrea - Martirio di San Cristoforo

Il martirio di San Cristoforo



Il “Martirio di S. Cristoforo” è un affresco,opera di Mantegna, che si trova nella cappella Ovetari nella chiesa degli eremitani, a Padova. Esso risale al periodo che va dal 1448 al 1453. Il notaio Antonio Ovetari, nel proprio testamento datato 1443, lasciava una somma di denaro per ornare la cappella di famiglia con un altare e con degli affreschi che avrebbero dovuto rappresentare la Storie di S.
Giacomo e di S. Cristoforo. Dopo varie vicissitudini, l’affresco fu commissione a Mantegna. Esso si compone di due parti distinti separate da una colonna classica che sostiene un pergolato; la parte di sinistra rappresenta il Martirio del Santo, mentre quella di destra illustra il trasporto del corpo decapitato. Purtroppo, alcune parti dell’affresco sono deteriorare e non più visibili, come la figura gigantesca del santo, spostata a sinistra come se facesse parte della cornice. Fortunatamente, dell’affresco, disponiamo una copia antica ben leggibile sistemata nel Museo Jacquemart-André di Parigi. Il tema riguarda un episodio della vita di S. Cristoforo, tratto dalla Leggenda aurea. Il tiranno Danno, re di Samo, che nel dipinto è raffigurato affacciato alla finestra, aveva dato ordine di uccidere S. Cristoforo. Pertanto, i carnefici lo legano ad un pilastro laterale dell’affresco e cominciano a scagliargli contro le frecce. Queste ultime, miracolosamente, anziché colpire il prigioniero deviano in ogni parte e, addirittura, una si va a conficcare in un occhio del re.

Successivamente, il santo fu decapitato, e il suo sangue guarì il tiranno che si convertì al Cristianesimo. Gli arcieri, che si trovano al centro dell’opera, hanno lo sguardo sconvolto dal fatto che le frecce si sono dirette altrove. Le loro forme sono più sciolte e meno rigide rispetto alle opere precedenti e vi notiamo una certa ricerca psicologica. In questo, forse si può ritrovare un’influenza della pittura veneziana, soprattutto del Bellini, di cui, fra l’altro, Mantegna era cognato. Pare anche che i vari personaggi rappresentino personaggi noti dell’epoca.
Lo spazio scenico che costituito da un palazzo decorato con lapidi antiche, organizzato secondo le regole prospettiche, una branca dell’arte che Mantegna conosceva già alla percezione. I dettagli sono molto curati: si tratta di medaglioni, archi, rilievi colonne, iscrizioni che tuttavia sono poco leggibili. Dalle finestre superiori si affacciano dei personaggi.